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Fran Bull rende più trasparente il proprio catalogo

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È una delle più apprezzate protagoniste della contemporary art internazionale. Fran Bull, artista newyorkese ma spesso presente anche in Europa, in oltre 50 anni di carriera ha esplorato diverse correnti, ottenendo sempre i consensi di critica e collezionisti. Del resto per Fran, l’arte supera il confine del mestiere e anche quello della passione per assumere un ruolo esistenziale. “Ho convissuto con l’arte fin dall’infanzia. Attraverso l’arte sono in grado di esprimere i miei pensieri, le mie preoccupazioni, le mie visioni, insomma tutto ciò che sono.

Non importa la categoria in cui l’arte viene declinata, mi posso dedicare alle gioie del disegno, della pittura, dell’incisione, della scultura esprimendo attraverso queste forme, che traduco in espressioni visive, i miei pensieri e sentimenti più profondi. Con una sintesi molto forzata, si può dire comunque che la carriera di Fran Bull si articoli in due periodi principali, quello del fotorealismo e successivamente l’espressionismo neo-astratto. In questa corrente, si è imposta al punto da essere oggi chiamata “Neo-abstract expressionism Queen”.

Presente nei più importanti musei del mondo come il Moma (Museum of modern art) di New York, il Guilin museum (nell’omonima città cinese) e il Bo Alveryd di Malmo (Svezia), Fran da tre anni è molto attiva anche in Italia. Vanta due personali, rispettivamente al Loa (Laboratorio open art) e alla Fabbrica del Vapore di Milano, e una mostra personale a Palazzo Zenobio, Padiglione Armenia della Biennale di Venezia 2017.

Inoltre, negli ultimi due anni, le sue opere sono presenti in due musei di arte contemporanea, rispettivamente a Ceglie Messapica e Frosinone. Tra i critici che in Italia seguono più attentamente l’artista newyorkese, un posto particolare è occupato da Giorgio Gregorio Grasso, curatore del Padiglione Armenia della Biennale 2017 (oltre che del Padiglione Italia Biennale 2011) che, appunto, l’ha voluta ospitare a Palazzo Zenobio.

Come tutti gli artisti che hanno raggiunto una consacrazione sul mercato, anche Fran Bull ha costituito un archivio delle proprie opere che raccoglie 1.200 lavori tra disegni, dipinti, sculture, installazioni e grafiche. Ora sta rinnovando questo archivio per renderlo più facilmente fruibile a pubblico e addetti ai lavori.

 

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I dipendenti europei di tutte le età chiedono all’unanimità innovazione e sostenibilità

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Da una nuova ricerca Ricoh emerge la necessità di un cambiamento profondo del modo di lavorare, oggi e in futuro.

 Un nuovo studio di Ricoh Europe, condotto da Coleman Parkes, ha cercato di capire se le differenti generazioni in azienda abbiano aspettative completamente differenti oppure vi siano elementi in comune. E ancora: in che modo le imprese possono rispondere alle esigenze di una workforce eterogenea e articolata garantendo la crescita e lo sviluppo dei singoli individui?

La ricerca è stata condotta nel 2019 coinvolgendo 4.580 dipendenti di aziende di Austria, Belgio, Lussemburgo, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Russia, Slovacchia, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Turchia, Regno Unito e Irlanda.

I lavoratori sono alla ricerca della ‘corrispondenza perfetta’ tra i propri valori e quelli dell’azienda

La scelta di una professione e le modalità di lavoro delle aziende stanno diventando un fattore sempre più determinante nel definirci come individui, indipendentemente dall’età. I dipendenti più giovani sono spesso descritti come idealisti che operano scelte sulla base dei propri valori. Quanto appena detto è indubbiamente corretto, ma lo stesso vale anche per le altre generazioni. Due terzi (65%) dei dipendenti crede nei valori e nei principi della propria azienda. Ad esempio, la maggior parte dei dipendenti di tutte le generazioni concorda sul fatto che la sostenibilità debba costituire una priorità assoluta. Sulla base di tale opinione condivisa, sembra inevitabile che il modo di lavorare cambierà radicalmente nei prossimi anni.

I gap generazionali sono uno stereotipo da abbattere

L’arrivo della Generazione Z in azienda più che generare contrasti sta rappresentando un elemento di coesione tra tutti i dipendenti. Il 71% del campione d’indagine considera un plus il fatto di poter lavorare con persone di altre età. Tutte le generazioni sono fiduciose nella propria capacità di utilizzare le nuove tecnologie e la maggior parte sostiene che l’innovazione renda più piacevole il lavoro. I business leader devono quindi superare gli stereotipi del passato ed iniziare a considerare i dipendenti come una workforce coesa.

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Le nuove aspettative dei consumatori rappresentano un’opportunità per le aziende europee

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Da una nuova ricerca Ricoh emerge come i manager europei considerino le crescenti esigenze dei consumatori come un’opportunità per guadagnare vantaggio competitivo e aumentare il market share.

I consumatori diventano sempre più esigenti e richiedono prodotti e servizi a prezzi contenuti. Al contrario di come si potrebbe pensare, questa situazione non è considerata dai manager aziendali come una possibile minaccia, bensì come un’opportunità per ottenere vantaggio competitivo. In questo contesto l’utilizzo intelligente della tecnologia è fondamentale per restare sempre aggiornati e adattarsi al cambiamento.

In questo contesto di trasformazione l’utilizzo di tecnologie “smart” è fondamentale al fine di aumentare l’efficienza e sviluppare il business. Il 69% dei manager coinvolti nella ricerca Ricoh auspica che le tecnologie migliorino la gestione delle informazioni e aiutino a cavalcare il cambiamento. Il 61% vorrebbe che le tecnologie fossero più flessibili per essere adattate velocemente alle specifiche esigenze dell’azienda. Ma quanto costa innovare? In Europa un’azienda spende circa 26.000 euro all’anno per aggiornare i sistemi IT e tutte vorrebbero ridurre i costi per tali investimenti.

La rivoluzione digitale è un fenomeno che sta cambiando il modo di lavorare da almeno un decennio. Mantenendo un approccio incentrato sulle esigenze delle aziende, Ricoh sa quanto sia fondamentale sviluppare tecnologie che, da un lato, aiutino i dipendenti a lavorare in modo più efficace e, dall’altro, garantiscano valore aggiunto ai clienti.

David Mills, CEO di Ricoh Europe, fornisce un esempio di quanto appena detto: “Ricoh ha iniziato a collaborare con il fornitore di servizi finanziari Rabobank che aveva la necessità di automatizzare i processi relativi alle richieste di assicurazione prima gestiti recuperando manualmente tutte informazioni necessarie. Grazie all’Intelligenza Artificiale i dati vengono estratti in automatico dai differenti database e, in pochi minuti, resi disponibili al personale di Rabobank che si occupa della pratica. Grazie a questa innovazione i dipendenti hanno più tempo da dedicare ad altre attività e i clienti possono beneficiare di approvazioni ed elaborazioni più rapide delle loro richieste”.

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I dipendenti sono ottimisti nei confronti del futuro digitale

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Con l’introduzione negli uffici di nuove tecnologie si prevede un netto cambiamento del modo in cui lavoriamo e della tipologia di attività che svolgiamo. Cosa ne pensano i dipendenti europei? Ricoh ha condotto una ricerca per scoprirlo.

I dipendenti di tutta Europa sono molto ottimisti nei confronti della digitalizzazione del posto di lavoro. Questo è quanto emerge da una nuova ricerca Ricoh-Censuswide coinvolgendo 3.600 dipendenti di aziende europee.

La quasi totalità del campione (98%) è infatti entusiasta o fiduciosa all’idea che nella propria azienda vengano introdotte nuove tecnologie. Anche in Italia l’atteggiamento verso la digitalizzazione è generalmente ottimista: i dipendenti si definiscono a riguardo entusiasti (65% del campione) e fiduciosi (38%) e solo una minoranza è dubbiosa (4%) e preoccupata (10%).

Automazione e intelligenza artificiale sono sotto i riflettori

Al campione è stato chiesto di esprimere la propria opinione riguardo all’impatto sul proprio modo di lavorare di una serie di tecnologie. Il 67% degli intervistati italiani (percentuale in linea con la media europea) pensa che l’automazione dei processi avrà un impatto positivo e il 62% è dello stesso parere in relazione all’intelligenza artificiale; questa seconda percentuale è più alta della media europea che si attesta al 52%. Gli italiani sono più ottimisti anche in relazione alla robotica – che avrà un impatto positivo secondo il 46% del campione, mentre la media europea è del 40% – e alla stampa 3D (impatto positivo secondo il 53% del campione italiano, dove la media europea è del 46%). In merito alla realtà virtuale la percentuale coincide: il 39% del campione italiano e di quello europeo afferma che essa avrà un impatto positivo sulle attività.

Per garantirsi un successo a lungo termine, riuscire a trattenere i migliori talenti e a competere in modo costante, le aziende devono ascoltare e accogliere le richieste dei propri dipendenti. Un ambiente di lavoro digitale non può più essere una semplice aspirazione per le imprese, ma deve diventare una realtà concreta.

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Ricerca Ricoh: le medie imprese divise tra ambizioni e ostacoli da superare

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Le aziende di medie dimensioni, motore dell’economia europea, soffrono della “sindrome del figlio di mezzo” se paragonate alle start-up e alle grandi aziende. Questo è quanto emerge da uno studio Ricoh.

Le aziende europee di medie dimensioni si trovano a fronteggiare sfide molto simili, a prescindere dal Paese e dal settore merceologico in cui operano. Mentre la maggior parte del supporto pubblico è rivolto alle piccole imprese e le grandi imprese sono abbastanza solide da badare a loro stesse, quelle di medie dimensioni si sentono trascurate e soffrono della sindrome del figlio di mezzo.

Il 70% delle aziende di medie dimensioni soffre della sindrome del figlio di mezzo e richiede maggior supporto da parte dei governi e degli istituti finanziari.

Le medie aziende si lamentano di non ricevere il supporto che viene invece garantito alle start-up e alle piccole aziende e a molte manca la capacità delle grandi imprese di far fronte a normative complesse che richiedono procedure costose. Questo aspetto è messo in evidenza dal 38% delle aziende italiane, una delle percentuali più alte di tutta Europa dove la media è del 31%.

Per competere in modo efficace, il 76% delle medie aziende vorrebbe che i legislatori creassero un quadro normativo che favorisca la loro crescita e che si tradurrebbe in una economia europea più forte. Dalla ricerca emerge che il 67% delle realtà di medie dimensioni trova difficile competere con le nuove imprese che entrano nel mercato e con quelle di grandi dimensioni. Inoltre, il 71% afferma di dover fronteggiare il rischio di fallimento a causa della difficoltà di accedere a finanziamenti; questa percentuale in Italia sale al 76%, una delle percentuali più alte d’Europa.

I governi, i legislatori e gli istituti finanziari devono riuscire a supportare queste aziende così dinamiche, a vantaggio dell’economia globale. Moltissime realtà vorrebbero implementare nuove tecnologie, lanciare nuovi servizi e assumere i migliori talenti. Se le normative continuano ad essere un freno, per le medie aziende sarà davvero difficile crescere e competere.

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Ricerca Ricoh: determinare il futuro in un periodo di cambiamento

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Gli ambienti di lavoro si stanno trasformando. Le aziende aprono le porte a strumenti digitali sempre nuovi con l’obiettivo di aumentare la produttività, migliorare la qualità del lavoro e l’esperienza degli utenti. Tuttavia, individuare gli investimenti più adatti rappresenta per le aziende un vero e proprio rompicapo.

Una nuova ricerca promossa da Ricoh Europe e realizzata da Arup, società di progettazione e consulenza, cerca di capire in che modo la tecnologia trasformerà gli ambienti di lavoro, anche sulla base di due aspetti sempre più fondamentali: collaborazione e sostenibilità.

I dipendenti si aspettano sempre di più che le aziende contribuiscano attivamente alla risoluzione di questioni sociali.

Tre quarti (74%) dei lavoratori europei ritengono che, siccome la tecnologia sta migliorando e automatizzando le attività, le aziende dovrebbero garantire loro un maggior equilibrio tra vita lavorativa e personale. Inoltre, due terzi (65%) si aspettano che la propria azienda dia il proprio contributo per la risoluzione di problematiche sociali.

La collaborazione e la sostenibilità devono essere alla base di un’azienda al passo con i tempi. Si tratta di aspetti fondamentali per risolvere questioni importanti presenti nella società di oggi, questioni che non possono essere delegate esclusivamente alle organizzazioni senza scopo di lucro e ai governi. Le aziende che sapranno sfruttare le potenzialità a vantaggio della comunità, riusciranno a crescere e ad attirare i migliori talenti.

David Mills, CEO di Ricoh Europe, commenta: “Dal cloud computing all’intelligenza artificiale, alla robotica: sono moltissime le tecnologie destinate a cambiare la fisionomia delle aziende nei prossimi 10 anni. Le organizzazioni devono scegliere le innovazioni più adatte alle loro esigenze, senza dimenticare che il focus deve rimanere sulle persone perché esse continuano a mantenere un ruolo fondamentale per il successo del business. In questo contesto la collaborazione è la chiave per affrontare i problemi attuali della società. Le aziende che faranno leva sui benefici offerti dalle tecnologie per dare un contributo positivo alla comunità, riusciranno a crescere e ad attirare i migliori talenti. Anche Ricoh vuole essere in prima linea per essere sostenibile e tutelare l’ambiente e per questo ha allineato le proprie strategie agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite”.

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Ricerca Ricoh: la Digital Transformation piace ai dipendenti europei

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I dipendenti di tutta Europa sono molto ottimisti nei confronti della digitalizzazione del posto di lavoro. Questo è quanto emerge da una nuova ricerca Ricoh condotta coinvolgendo 3.600 dipendenti di aziende europee. La quasi totalità del campione (98%) è entusiasta o fiduciosa all’idea che nella propria azienda vengano introdotte nuove tecnologie.

 

Al campione è stato chiesto di esprimere la propria opinione riguardo all’impatto sul proprio modo di lavorare di una serie di tecnologie. Il 67% degli intervistati italiani (percentuale in linea con la media europea) pensa che l’automazione dei processi avrà un impatto positivo e il 62% è dello stesso parere in relazione all’intelligenza artificiale; questa seconda percentuale è più alta della media europea che si attesta al 52%. Gli italiani sono più ottimisti anche in relazione alla robotica – che avrà un impatto positivo secondo il 46% del campione, mentre la media europea è del 40% – e alla stampa 3D (impatto positivo secondo il 53% del campione italiano, dove la media europea è del 46%). In merito alla realtà virtuale la percentuale coincide: il 39% del campione italiano e di quello europeo afferma che essa avrà un impatto positivo sulle attività.

Molte aspettative, dunque, verso l’innovazione digitale da parte dei dipendenti italiani, ma allo stesso tempo gli intervistati mettono in evidenza una serie di ostacoli, come ad esempio la mancanza di competenze tecnologiche (40% del campione), la paura del cambiamento (32%) e il lungo periodo di tempo che occorre per abituarsi ad una nuova tecnologia (24%)4. Lo studio rivela inoltre come i dipendenti siano delusi dalle motivazioni del top management: il 71% del campione italiano ritiene, in linea con la media europea, che la direzione dell’azienda abbia interesse ad introdurre nuove tecnologie solo per ridurre i costi e non per migliorare il modo di lavorare dei dipendenti.

Per garantirsi un successo a lungo termine, riuscire a trattenere i migliori talenti e a competere in modo costante, le aziende devono ascoltare e accogliere le richieste dei propri dipendenti. Un ambiente di lavoro digitale non può più essere una semplice aspirazione per le imprese, ma deve diventare una realtà concreta.

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I multifunzione intelligenti Ricoh per il Digital Workplace

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L’evoluzione tecnologica ha cambiato il nostro modo di vivere e di lavorare. Internet of Things, Cloud e Mobility sono alcuni dei trend che stanno trasformano gli ambienti di lavoro rendendone più sfumati i confini. L’offerta Ricoh va in questa direzione ridefinendo il concetto di ufficio e favorendo la Digital Transformation. A qualunque stadio della trasformazione digitale un’azienda si trovi, Ricoh è in grado di supportare un percorso evolutivo basato su servizi e tecnologie smart grazie alle quali si può lavorare in modo più flessibile e produttivo, dentro e fuori l’azienda.

Identikit di un nuovo modo di lavorare…

L’approccio Ricoh verso l’innovazione è chiamato Dynamic Workplace Intelligence, a sottolineare la capacità di Ricoh di sviluppare ambienti di lavoro agili e in grado di evolvere in modo dinamico al variare delle esigenze.

Al centro dell’innovazione Ricoh vi è un “ecosistema” di dispositivi intelligenti.

Per cosa si contraddistinguono i modelli intelligenti di Ricoh?

Scalabilità

Le aziende hanno necessità di tecnologie che rispondano alle esigenze di oggi ma siano pronte ad evolvere e a rispondere in modo flessibile a quelle future. I multifunzione Ricoh IM si interfacciano in autonomia con la piattaforma Ricoh Always Current Technology accedendo a un’ampia gamma di applicazioni, upgrade e funzionalità aggiuntive. Queste tecnologie sono quindi scalabili e possono essere rapidamente aggiornate per rispondere a nuovi scenari.

Sicurezza

Anche in ottica GDPR (General Data Protection Regulation) la sicurezza delle informazioni che transitano dai dispositivi multifunzione è un aspetto fondamentale. Ricoh ha sviluppato un’offerta per garantire confidenzialità, integrità e disponibilità dei documenti nelle varie fasi del loro ciclo di vita: produzione, archiviazione e distruzione. Sono disponibili ad esempio soluzioni per la stampa riservata e il controllo dell’accesso ai dispositivi multifunzione Ricoh IM con autenticazione, funzionalità per la crittografia dei dati e servizi per la rimozione sicura delle informazioni contenute nell’hard disk.

Semplicità

I dispositivi multifunzione Ricoh IM sono user-friendly grazie allo Smart Operation Panel, un pannello touch che può essere personalizzato con numerose app che semplificano le attività e i flussi di lavoro. Lo Smart Operation Panel può essere “customizzato” anche graficamente inserendo ad esempio un logo o immagini di sfondo relative al business dell’azienda rendendo il pannello più accattivante e aumentando la visibilità del brand. Infine, sempre mediante il pannello, è possibile collegare il multifunzione ad altri dispositivi come smartphone e lavagne interattive, secondo le logiche dell’Internet of Things che rendono i sistemi tra loro comunicanti.

Sostenibilità

Per le aziende gli obiettivi di sostenibilità diventano sempre più importanti. Ricoh sviluppa tecnologie sostenibili prendendo in considerazione il ciclo di vita dei prodotti e i processi connessi (produzione, raccolta e smaltimento rifiuti, riciclo…). I multifunzione Ricoh IM sono realizzati con plastiche riciclabili per minimizzare i rifiuti, offrono i più bassi consumi energetici del settore e integrano funzionalità per una gestione documentale “green”.

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Le Pmi hanno grande fiducia nel Digital Workplace

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Il miglioramento dell’agilità e della flessibilità è in cima all’agenda dei manager delle Pmi europee che vorrebbero innovare grazie al Digital Workplace. La maggior parte (86%) dei manager del campione d’indagine coinvolto in un nuovo studio commissionato da Ricoh afferma che il focus principale di quest’anno è appunto la flessibilità. In Italia la percentuale sale al 90%.

Nel nostro Paese il 41% del campione (una percentuale più bassa della media europea che si attesta al 51%) sta introducendo in azienda tecnologie che permettono di cogliere nuove opportunità e il 50%, in linea con la media del resto d’Europa, è convinto che senza innovazione tecnologica la propria azienda sia destinata al fallimento entro 5 anni.

A quali tecnologie dare la precedenza?
I manager italiani delle Pmi danno priorità alle tecnologie che rispondono alle esigenze dei dipendenti. Sono convinti che l’automazione (76% del campione italiano; media europea: 72%), i data analytics (72% in Italia; media europea: 64%), il document management (83% in Italia; media europea: 62%) e le tecnologie per la collaboration tra cui la videoconferenza (64% in Italia; media europea: 56%) avranno un impatto molto positivo sul business.

Le Pmi europee puntano molto in alto. Come conseguenza del contesto di mercato, i manager vogliono assolutamente identificare nuove opportunità e sfruttare al massimo i trend del momento. Sono consapevoli del fatto che la flessibilità sia un requisito fondamentale per competere, fronteggiare i cambiamenti e utilizzare al meglio le tecnologie. Risulta chiaro come la flessibilità venga considerata dai manager delle Pmi una priorità assoluta e non una prerogativa delle grandi aziende.

Grande fiducia nel Digital Workplace
La produttività e l’innovazione tipiche del Digital Workplace sono fattori chiave per il successo del business. L’89% delle Pmi italiane (la media europea è del 70%) afferma che la tecnologia è alla base della capacità di crescere ed espandersi e questo indica una grande fiducia nei confronti della trasformazione digitale.

I manager delle Pmi non sono attratti da tecnologie come realtà virtuale o blockchain, ma danno priorità agli investimenti con un impatto diretto e chiaro sulla bottom-line. È opportuno considerare con attenzione in che modo la tecnologia possa permettere ai dipendenti di lavorare più velocemente e in modo più smart, rendendo così l’azienda agile e flessibile. In caso contrario, il rischio è quello di causare il fallimento del business mentre il resto delle imprese si espande ulteriormente nel mercato.

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Le Pmi e la sfida dell’innovazione

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Le aziende di ogni settore sono impegnate a trovare nuovi modi per crescere ed avere successo. Raggiungere questi obiettivi è più complicato rispetto anche solo a cinque anni fa, dal momento che il mercato è più ampio ed è cambiato in modo radicale. Reagendo in modo errato ai cambiamenti, le Pmi lasciano il proprio futuro nelle mani del caso. I manager delle aziende devono comprendere che il terreno di gioco non è più lo stesso e agire di conseguenza.

Una nuova ricerca promossa da Ricoh Europe e condotta da Coleman Parkes analizza il modo in cui i manager delle Pmi si relazionano all’innovazione e alla necessità di evolvere rapidamente.

Il 59% dei manager sostiene che l’innovazione sia una priorità assoluta e il 34% è addirittura convinto che la propria azienda potrà fallire entro il 2020 se non riuscirà trasformarsi per rispondere ai cambiamenti attualmente in atto nel mercato.

Per innovazione le Pmi intervistate intendono:

  • lo sviluppo di nuovi prodotti (aspetto citato dal 60% del campione)
  • l’implementazione di nuove tecnologie negli ambienti di lavoro (56%)
  • l’introduzione di miglioramenti graduali nei processi (54%)

Sebbene l’innovazione sia dunque considerata un elemento imprescindibile per competere, il 47% afferma di temere i cambiamenti rilevanti e il 30% ammette di non saper da che parte cominciare.

Tempo di cambiamenti

Il 78% delle Pmi afferma che il settore in cui opera è cambiato molto negli ultimi cinque anni e il 75% ritiene che nei prossimi cinque è destinato a mutare ancora. Dalla ricerca è emerso come i fattori che hanno portato ai maggiori cambiamenti sono stati: evoluzione delle aspettative da parte dei clienti (31%), aumento della competizione (31%), automazione sempre maggiore delle attività (27%), nuovi requisiti normativi (27%) e incertezza economica (25%). Le tecnologie e la digital revolution stanno generando impatti in tutti i settori. Il 74% del campione afferma che la tecnologia aiuti ad innovare e ad aumentare la produttività e secondo il 46% un più ampio utilizzo delle tecnologie digitali consentirebbe di essere più innovativi.

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