Design & Arte

“A taste of Italy”apre la Milano Wine Week di Pasqua Vigneti e Cantine

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Enrica GoverniWritten by:

Un evento con sette installazioni multimediali la cui direzione creativa è stata affidata all’ art director di Vacades Timo Helgert, allestite nella Sala Bonaparte di Palazzo Serbelloni a Milano, risultato della collaborazione tra Pasqua vini (quasi 100 anni di storia), e il giovane artista tedesco specializzato in installazioni digitali e 3D, apre la MILANOWINEWEEK.

E’il progetto “The Return of Nature”, dove l’artista ripropone contesti urbani con flora e fauna. Le suggestioni visive elaborate da Helgert hanno a tal punto conquistato Pasqua Vini che la cantina ha affidato a lui il compito di raccontare la rinascita del nostro Paese, attraverso una nuova e sorprendente narrativa in cui antico e digitale dialogano costantemente. L’artista ha figurativamente attraversato l’Italia e creato immagini evocative e potenti, realizzando sette opere che vogliono rendere omaggio alla bellezza del nostro bel paese, sempre sorprendente anche per chi lo conosce e che ci invitano a riflettere sul comportamento di una natura che, giorno dopo giorno, si è riappropriata di spazi e ambienti dei quali l’uomo si era impadronito nel corso dei secoli. Luoghi conosciuti e segreti, attraverso la creatività dell’artista, si animano di elementi naturali, in una visione futuristica e metaforica in cui il genio dell’uomo e la forza generatrice della natura ritrovano l’armonia un nuovo Rinascimento, reale e onirico, che parte dall’Italia che ne è stata la culla. Due delle sette installazioni sono dedicate a Verona e alla Valpolicella, dove la cantina ha il suo cuore produttivo. Helgert ha realizzato due installazioni che vedevano, da un lato, una carrellata dall’alto sulla barricaia della cantina di Pasqua Vini a San Felice, su cui si apriva un prato fiorito. Nella seconda filari a perdita d’occhio conquistavano il parterre dell’Arena di Verona, monumento simbolo della città scaligera, dove solitamente si ospitano grandi concerti operistici e non…un omaggio evidente alla vocazione vinicola dell’area di Verona.

 “Da 95 anni ci piace volgere lo sguardo al futuro” dice Umberto Pasqua, presidente di Pasqua Vini “e il futuro è rappresentato dai giovani, oggi più che mai principali interpreti di quella voglia di cambiamento necessaria per costruire un domani migliore, per tutti. Sono sempre stato affascinato dal talento, dalla creatività e dalla determinazione che dimostrano e che sanno tradurre in gesti e opere d’arte. Non è un caso che, da quattro anni, la nostra azienda sostenga il lavoro di giovani talenti attraverso iniziative come #talentnevertastedbetter, la campagna che coinvolge nei nostri progetti figure creative provenienti da tutti gli ambiti. I nostri investimenti, in questo senso, non si sono mai arrestati, anzi, proprio a Timo Helgert una delle voci più giovani e innovative del panorama digital abbiamo chiesto di raccontare questo periodo ”. “A lui abbiamo affidato la realizzazione di A Taste of Italy perché i suoi codici espressivi, tra arte digitale e virtual reality, offrono una visione innovativa della bellezza del nostro Paese” prosegue Riccardo Pasqua, AD della cantina. “Condividiamo anche lo sguardo di speranza che Timo offre attraverso le sue opere, che al contempo invita alla riflessione sul patrimonio inestimabile che è l’Italia, fonte inesauribile di ispirazione”.  Timo Helgert è un direttore creativo tedesco, che ha deciso di concentrare la propria arte sull’esplorazione della potenzialità della realtà aumentata. La sua recente serie di digital installations “The Return of Nature” è stata concepita come un messaggio di speranza per chi è stato colpito dal lockdown da Covid-19. Invece di creare paura, come succede spesso quando si parla di questo tema, Timo ha deciso di riportare l’attenzione sulla bellezza delle cose semplici, per apprezzare la natura e creare speranza, anche nei momenti difficili. Pasqua Vigneti e Cantine è una storica azienda di produzione di vini veneti e italiani di qualità. In quasi 100 anni di storia, l’azienda si è consolidata sullo scenario internazionale con i suoi prodotti, soprattutto vini rossi, quale sinonimo di grande tradizione vitivinicola. Tradizione, innovazione, qualità, ricerca, passione sono i valori tramandati di generazione in generazione dalla famiglia Pasqua.

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Design City 2020, Milano riparte con il fuorisalone

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Enrica GoverniWritten by:

La grande Milano, capitale indiscussa della finanza, della moda e dell’arte rialza ancora una volta la testa. Dopo averlo fatto con il fashion, (il Milano Collezioni organizzato dalla CNMI e appena concluso, in parte digitale e in parte in presenza (sfilate) ha ottenuto un enorme successo), lo fa di nuovo con Milano Design City: più di 350 appuntamenti sparsi in tutta la città nelle giornate dal 28 settembre al 10 ottobre 2020.

Organizzata dal Comune di Milano, nasce da esigenze diverse, uno causato dall’esito del periodo di crisi seguito alla pandemia ancora in corso, il fondamentale, e poi perché, a inizio dell’anno era stato annullato il Salone del mobile causa pandemia Covid-19 e non meno importante, la perdita, per tutte le imprese del settore, di un guadagno medio di 300 milioni ed un’affluenza di più di 500 mila persone. E in più quello di un momento importante per tutto il mondo del design.

Milano Design City rappresenta oggi più che mai il tentativo di ripresa del settore del design e quello di una grande e importante città come Milano. Dodici giorni di eventi, presentazioni installazioni, incontri, nuove aperture incentrati soprattutto sulla cultura e l’innovazione, con un’attenzione alla riprogettazione degli spazi urbani, alla sostenibilità e all’economia circolare.

ALCUNI dei marchi che presentano

Bisazza in zona Brera

Iris Ceramica Group

Paolo Castelli la nuova esposizione

The Cassina Prospective visitabile anche con un virtual tour

Lago home office

Visionnaire beauty ispirata all’art design, nuova collezione di Visionnaire home

Capital in un uno show room privato in via Tortona

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“Le interviste ai grandi della Terra”, una raccolta per ridare voce a concetti ancora attuali

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Eugenio Costa, piccolo editore per passione, tra i fondatori e animatori dell’Associazione Città e Tempo, ha realizzato attraverso diverse interviste, frutto degli sforzi giovanili di chiedere i grandi Perché ai personaggi che hanno fatto la nostra storia contemporanea, una pubblicazione di facile consultazione, agile e piena di immagini e disegni.

Questa raccolta, “Città e tempo: le interviste ai grandi della Terra”, contiene interviste ad Amartya Sen, Shimon Peres, Jaques Delors, Tòmas Maldonado e preparazioni di interviste al musicista Bono Vox. Con questo testo si vuole ritornare a dare voce a concetti, sebbene espressi circa venti anni fa, che sono ancora molto attuali diventando dei classici del pensiero filosofico politico.

Per facilitare la lettura ai più giovani che ci leggeranno, abbiamo corredato l’edizione di note biografiche sugli autori intervistati. Ecco il link per visionare la raccolta Clicca qui

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L’antica arte della calligrafia cinese

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L’Arte calligrafica Cinese, Montabone editore informa.

In Italia, oggi, il maestro Lorenzo Marini trasforma le lettere dell’alfabeto in opere d’arte, esattamente come gli antichi calligrafi. L’obiettivo di organizzare “La creazione di un tesoro nazionale” è con la speranza, esibendo e interpretando i capolavori di pittura e calligrafia nella collezione del National Palace Museum, per promuovere una migliore comprensione dello scopo e dei risultati nella classificazione di questi manufatti storici. Questa mostra presenta una selezione di 45 opere di pittura e calligrafia, di cui 34 “Tesori nazionali” e undici “Manufatti storici significativi”.

Ecco alcuni link utili dell’editore: Clicca qui oppure visita l’introduzione, in lingua inglese, del National Palace Museum di Taiwan QUI.

Qui, invece, l’edizione del libro edito da Montabone.

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Arte su commissione? Non solo da parte di grandi aziende, ma anche di studi professionali e privati

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Da sempre abbinare la propria immagine all’arte ha rappresentato una strategia vincente per le aziende. Queste, non solo, con azioni mecenatistiche, si rendono protagoniste di iniziative meritorie, rafforzando la propria reputazione. Ma ricevono anche spunti creativi, riuscendo a intuire per primi, grazie alla capacità di molti artisti di cogliere segnali deboli,  ad anticipare le tendenze. Naturalmente i tempi passano e i rapporti tra arte e impresa si evolvono. 

A reinterpretare il rapporto tra committenza aziendale e contemporary art è Sabrina Ravanelli. Trentina di nascita, ma milanese d’adozione, protagonista di importanti mostre personali e collettive (alcuni suoi lavori sono state ospitati al Padiglione Armenia della Biennale di Venezia 2017), presente con le sue opere ad aste internazionali, come quelle di Art Rite, e italiane (in autunno sarà battuta a Meeting Art) ha dato vita alla Brand art, un movimento artistico che consiste nel rappresentare un’immagine che ricorda un’azienda, sovrapposta ai brand dell’azienda stessa, attraverso una raffinata tecnica materica. Tra i suoi clienti si annoverano realtà come Acqua Sant’Anna, Elettric80, Valorugby Emilia, Atlantic Technologies, B&B Hotels e Paul Shark. 

Ma non sono solo “aziende” a ricorrere all’opera dell’artista. Anche gli studi professionali lo fanno. Recentemente, ad esempio, lo studio di dottori commercialisti Beretta Zanoni & Associati, con sede legale in via Festa del Perdono, a Milano, ha commissionato a Sabrina Ravanelli un’opera che ricordasse la città meneghina. E’ stata scelta la Statale, oltretutto vicina allo Studio. Dalle aziende, agli uffici professionali, alle persone fisiche. Conquistati dai lavori dell’artista, alcuni committenti dell’area business fanno un salto nel privato e richiedono ritratti personali, dei propria cari o, comunque di soggetti graditi. Insomma, l’arte su committenza è tornata protagonista.

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Lorenzo Marini crea un’opera in omaggio a Lucio Del Pezzo e la porta alla Bevilacqua La Masa

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Per una volta ha abbandonato l’idea creativa su cui ha fondato la propria corrente, la Type art. Lorenzo Marini, l’artista autore del Manifesto per la liberazione delle lettere, per omaggiare il grande Lucio Del Pezzo, scomparso pochi giorni fa a 86 anni, ha realizzato un’opera, ispirata ai visual box “delpezziani”, sostituendo ai tipici oggetti di consumo le lettere.

La novità per Marini è che, questa volta, i type non sono in libertà, non vivono di luce propria, ma compongono una frase a senso compiuto: “Ciao e grazie Lucio”.

D’altronde, qualcosa accomuna i due Maestri: il senso dell’oggetto singolo e l’attenzione verso i riti della società di massa. Non si può dimenticare che Marini, oltre che maestro dell’arte visiva, è anche uno dei più noti art director a livello mondiale. Ciao e grazie Lucio sarà esposta nella mostra “Dal silenzio alla parola”, che avrebbe dovuto tenersi dal 21 marzo al 10 maggio presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia, e che è stata rinviata, per colpa del Coronavirus, a data da destinarsi.

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Miart Milano : appuntamento a settembre 2020 con il mondo dell’arte

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Enrica GoverniWritten by:

 

 

Miart venticinquesima edizione, fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano – inizialmente prevista dal 17 al 19 aprile – si terrà nei padiglioni di fieramilanocity dall’11 al 13 settembre 2020 (preview 10 settembre).  E con lei, in parallelo, la Milano ArtWeek,  dal 7 al 13 settembre.

In relazione all’evolversi della diffusione del Covid-19, e preso atto delle nuove norme restrittive varate dal governo, è stato deciso di posticipare fiera ed eventi per tutelare la salute di pubblico, espositori e cittadini.

Miart e la Milano ArtWeek  lavorano intensamente e con resilienza,  insieme a tutti gli stakeholder per riprogrammare i vari eventi in città e per garantire che si attui in modo ottimale la manifestazione, caratterizzata dall’eccellenza nel mondo dell’arte da sempre.

Le nuove date offrono a Miart e alla Milano ArtWeek l’occasione di essere uno dei primi appuntamenti della nuova stagione artistica e culturale, contribuendo a far ripartire la città di Milano, sull’onda del motto “Milanononsifermamai” riportandola alla sua meritata dimensione  internazionale.

Tutti gli aggiornamenti saranno disponibili online sul sito www.miart.it

 

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Fran Bull, dalla Biennale di Venezia alla poesia

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È uno degli eventi culturali di maggior successo della stagione newyorkese a cavallo tra il 2019 e il 2020. Choose Your Own Title, il volume di Fran Bull pubblicato alla fine dello scorso anno dall’editore bolognese Damiani e realizzato in collaborazione con la designer di fama internazionale Yolanda Cuomo, è ormai diventato un autentico cult. Come dimostra anche il successo dell’incontro organizzato recentemente al Poliform on Madison di New York, in cui Fran Bull ha letto e firmato copie della sua pubblicazione.

Nota soprattutto come protagonista della contemporary art, presente alla Biennale di Venezia 2017 con una mostra personale presso il Padiglione Armenia, curata dal critico e storico dell’arte Giorgio Gregorio Grasso, l’artista newyorkese ama abbinare al suo lavoro nell’arte visiva anche quella di scrittrice.

Choose Your Own Title raccoglie 19 poesie e 54 immagini, in perfetta sintesi fra loro. Fran Bull era diventata nota come una delle principali esponenti del fotorealismo. Verso gli anni ’80, la sua evoluzione artistica l’ha portata a dedicarsi all’espressionismo astratto, di cui è diventata una delle protagoniste a livello internazionale.

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Fran Bull si racconta

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È una delle più importanti interpreti della contemporary art internazionale. Fran Bull, pittrice e scultrice ma anche scrittrice americana, dopo essersi cimentata nel fotorealismo ha aderito, negli anni ’80, al neoespressionismo astratto, diventandone protagonista assoluta. Le sue opere sono esposte a uno dei più importanti musei di arte moderna e contemporanea del mondo, il Moma di New York.

Anche in Europa, in questi ultimi anni, è stata la ribalta con prestigiose mostre in spazi pubblici presso, ad esempio, la Biennale di Venezia (Padiglione Armenia), La Fabbrica del Vapore del Comune di Milano e la Biennale di Arte Sacra di Mentone. Qui di seguito l’artista racconta alcuni momenti della sua vita.

“Ricordo di essermi seduta su un treno per pendolari, da Setauket, Long Island, a New York. Avevo vent’anni, ero una persona con molti interessi, vivevo chiedendomi cosa avrei fatto della mia vita. Mentre il presagio scorreva, sentii un grande cambiamento in me. Gli dei del destino e delle decisioni erano saliti su quel treno e quando arrivai a New York, avevo capito: avrei dedicato la mia vita all’arte. Del resto, sono cresciuta nel New Jersey, i miei sabati e le mie estati li ho passati al museo di Newark. Noi bambini, che prendevamo lezioni, attingevamo alla natura e realizzavamo le nostre opere su ogni mezzo. Immettevamo concorsi con animali e cartapesta e con costumi ispirati alle mostre del museo. A dieci anni mi sono immaginata di essere un’artista “moderno” e ho emulato l’arte di Joseph Stella, i cui lavori sono esposti anche oggi a Newark”.

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Fran Bull rende più trasparente il proprio catalogo

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È una delle più apprezzate protagoniste della contemporary art internazionale. Fran Bull, artista newyorkese ma spesso presente anche in Europa, in oltre 50 anni di carriera ha esplorato diverse correnti, ottenendo sempre i consensi di critica e collezionisti. Del resto per Fran, l’arte supera il confine del mestiere e anche quello della passione per assumere un ruolo esistenziale. “Ho convissuto con l’arte fin dall’infanzia. Attraverso l’arte sono in grado di esprimere i miei pensieri, le mie preoccupazioni, le mie visioni, insomma tutto ciò che sono.

Non importa la categoria in cui l’arte viene declinata, mi posso dedicare alle gioie del disegno, della pittura, dell’incisione, della scultura esprimendo attraverso queste forme, che traduco in espressioni visive, i miei pensieri e sentimenti più profondi. Con una sintesi molto forzata, si può dire comunque che la carriera di Fran Bull si articoli in due periodi principali, quello del fotorealismo e successivamente l’espressionismo neo-astratto. In questa corrente, si è imposta al punto da essere oggi chiamata “Neo-abstract expressionism Queen”.

Presente nei più importanti musei del mondo come il Moma (Museum of modern art) di New York, il Guilin museum (nell’omonima città cinese) e il Bo Alveryd di Malmo (Svezia), Fran da tre anni è molto attiva anche in Italia. Vanta due personali, rispettivamente al Loa (Laboratorio open art) e alla Fabbrica del Vapore di Milano, e una mostra personale a Palazzo Zenobio, Padiglione Armenia della Biennale di Venezia 2017.

Inoltre, negli ultimi due anni, le sue opere sono presenti in due musei di arte contemporanea, rispettivamente a Ceglie Messapica e Frosinone. Tra i critici che in Italia seguono più attentamente l’artista newyorkese, un posto particolare è occupato da Giorgio Gregorio Grasso, curatore del Padiglione Armenia della Biennale 2017 (oltre che del Padiglione Italia Biennale 2011) che, appunto, l’ha voluta ospitare a Palazzo Zenobio.

Come tutti gli artisti che hanno raggiunto una consacrazione sul mercato, anche Fran Bull ha costituito un archivio delle proprie opere che raccoglie 1.200 lavori tra disegni, dipinti, sculture, installazioni e grafiche. Ora sta rinnovando questo archivio per renderlo più facilmente fruibile a pubblico e addetti ai lavori.

 

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