Design & Arte

Fran Bull al D Studio di Milano, via della Spiga

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Inaugurata venerdì 15 dicembre presso D Studio di Milano la mostra collettiva “Natale con l’arte in via della Spiga”. L’iniziativa, organizzata da Giorgio Grasso, uno dei curatori ufficiali della Biennale di Venezia recentemente conclusasi, proponeva lavoro di pittrici.
Guest star, il Maestro americano Fran Bull, presente con una piccola scultura/bassorilievo rossa.
Bull, una delle più importanti artiste americane, conosciuta come “abstract neoexpressionism Queen” si sta imponendo anche in Europa.
Dopo aver debuttato lo scorso 4 dicembre allo Spazio Loa di Milano, è stata contattata da Grasso, che l’ha ospitata presso Palazzo Zenobio, sede del Padiglione Armenia alla Biennale di Venezia, con una personale.
Fran Bull è rappresentata in Italia da ArtRelation (info@artrelation.it)

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Lorenzo Marini guest star al Macro con il Talent Prize

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Si è tenuta martedì 12 dicembre al Macro, il Museo di arte contemporanea di Roma, la proclamazione dei risultati della decima edizione del Talent Prize. Vincitore assoluto del Premio, organizzato da Inside Art, la rivista di Guido Talarico e tenuto quest’anno a battesimo dal Maestro Lorenzo Marini, è stato Davide Monaldi, con Carta da parati, trompe l’oeil, che conferisce tridimensionalità a un elemento bidimensionale, esplorando le potenzialità di un materiale appartenente alla tradizione. La ricerca dell’artista ruota intorno alla trasposizione scultorea di oggetti del quotidiano, analizzando l’impiego della ceramica nell’arte contemporanea. Monaldi, con i vincitori delle edizioni precedenti e i finalisti di quest’anno è protagonista di una mostra al Macro,  in cartello per tutto dicembre.

Ed ecco chi sono i nove finalisti della decima edizione, rappresentanti delle diverse categorie artistiche. Con un’installazione sono arrivati in finale Davide Allieri con Billdor, Marco Strappato con Untitled (Ground), Jacopo Rinaldi con Circuito chiuso. Estratti da Harald Szeemann nel suo archivio, Luca Resta con Superposition. A rappresentare la sezione scultura insieme al vincitore Monaldi è Simona Andrioletti che arriva in finale con l’opera Belvedere, mentre due gli artisti selezionati nella categoria fotografia: Cosimo Veneziano con The Monument in the age of Berlusconi e Alberto Sinigaglia con Cloud#Teapot. Due sono anche i portavoce della sezione video: Simone Cametti con l’opera Tina e il tedesco Patrik Thomas con Hotel Desterro mentre non compare nessun artista a rappresentare la sezione pittura.

Lorenzo Marini, ospite d’onore della manifestazione, ha presentato una sua opera in uno spazio personale. Si tratta di un’installazione a forma cubica, che, seguendo i dettami della Type art, la corrente artistica di cui Marini è caposcuola, ha tradotto in contemporary art i “caratteri” simbolo dell’evento. T, P, 1 e 0 (Talent Prize 10 ma edizione).

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Italia rappresentata da Pistoletto e Marini a Western China Biennale

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Michelangelo Pistoletto e Lorenzo Marini sono gli artisti che rappresentano l’Italia alla seconda edizione di Western China International Art Biennale, la grande rassegna di arte visiva che rappresenta un ponte tra la Cina dell’Ovest e l’arte internazionale. Sede principale della Biennale, inaugurata con diversi eventi in questi giorni, è il Museo di Tianye, inaugurato nel 2010. È stato progettato dall’archistar Yang Dashan e occupa una superficie di 2 ettari.

Tra gli artisti presenti, nomi noti ai collezionisti di tutto il mondo, come Brian Tolle, Dirk Braeckman, Sammi Baloji e  Olafur Eliasson. Oltre alla crème della contemporary art orientale, con pittori quali Liu Jun, reduce dall’aver superato, nel suo ultimo passaggio a Sotheby’s New York, quota 500 mila euro con un  disegno a inchiostro. Tutti artisti, quindi, sulla cresta dell’onda. Del resto, il nostro Pistoletto ha battuto il proprio record solo pochi giorni fa, a Christie’s Londra, superando quota 3 milioni di euro con Uomo che guarda un negativo, “specchiante”  del 1967, che ritrae Alighiero Boetti mentre osserva  il negativo della foto di un bambino.

La presenza alla Biennale cinese, insieme ad alcuni tra i maggiori pittori e scultori internazionali, costituisce un’ulteriore consacrazione per Marini che, noto  per essere uno dei più affermati art director italiani, dopo aver lavorato come artista per una ventina d’anni nel più totale silenzio e riservatezza, solo dal 2014  è uscito allo scoperto, e ha presentato le sue opere al pubblico con mostre personali, organizzate soprattutto in prestigiosi spazi pubblici.

Marini è presente attualmente, con lavori dedicate alle lettere e in generale ai segni grafici, anche a questa edizione della Biennale di Venezia, ospite del Padiglione Armenia. Curiosamente, alcuni dei lavori esposti da marini alla rassegna veneziana, sono superfici specchianti che possono ricordare l’arte povera di Pistoletto.

 

 

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Per Fran Bull sala personale alla Biennale

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Fran Bull, la grande artista americana, che ha debuttato in Italia lo scorso 4 ottobre inaugurando a Milano lo Spazio Loa, Laboratorio open art, è ora presente alla Biennale di Venezia con una sala personale, a Palazzo Zenobio, sede del Padiglione Armenia. L’ha voluta il critico Giorgio Grasso, curatore del padiglione armeno, che aveva incontrato Fran proprio allo Spazio Loa.

La pittrice e scultrice americana, che vive e lavora a Brandon, nel Vermont, ha portato tre grandi installazioni della serie Stations, caratterizzata da figure gigantesche, che ricordano la mitologia greca, più nel suo elemento di caos dionisiaco, che in quello di armonia classica apollinea. «Questa serie di lavori va letta come un libro, un romanzo, in cui descrivo realtà e sogni della mia vita», ha detto Fran Bull, in occasione della presentazione della mostra in Biennale, che resterà in cartelo sino alla conclusione della rassegna Veneziana, il 26 novembre.

A completare l’esposizione, nella sala personale dedicata dalla Biennale all’artista, verranno esposti nei prossimi giorni altri due lavori, due grandi monocromi (uno rosso e uno blu) attualmente allo Spazio Loa.

In Italia il Maestro Bull è rappresentata da ArtRelation di Milo Goj

 

 

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La TypeArt protagonista a Piazza Affari

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Lorenzo Marini è protagonista alla Class Digital Experience Week 2017 con la Typeart, il movimento artistico di cui è caposcuola, lanciato lo scorso ottobre con una mostra personale presso il Palazzo della Permanente di Milano.

Quest’anno, infatti, la settimana della digital experience organizzata da Class, in programma dal 26 giugno, sarà accompagnata  da quattro opere pittoriche dell’artista, presentate presso la Borsa di Milano. Ognuna di queste opere rappresenta una lettera. «E’ il mio omaggio alla Settimana della Esperienze Digitali. Ho realizzato un lavoro pittorico che si articola in quattro opere, quattro lettere che diventano arte. Quattro opere che diventano sigla grafica, simbolo verbale e visivo assieme. Quattro perle sciolte che messe in un dato ordine diventano persino Logotipo. Class Digital Experience Week».

Le quattro opere dovrebbero essere battute in un’asta benefica dopo l’estate, in data ancora da ufficializzare:

Lorenzo Marini è presente alla 57esima Biennale di Venezia con alcune opere, tutte del filone TypeArt, esposte a Palazzo Zenobio, sede ufficiale del Padiglione Armenia. Curatore di Marini è Giorgio Grasso, uno dei curatori ufficiali della Biennale.

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Le farfalle di Giuditta Rustica all’Umanitaria di Milano

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Si inaugura giovedì 1 giugno, presso il Chiostro della memoria e la Sala Cinema della Società Umanitaria di Milano, “Vanessa’s Room”, mostra personale della giovane artista messinese Giuditta Rustica, curata da Milo Goj.

Una raccolta di una ventina di disegn a matita e tecnica mista su carta che resterà in cartello sino al 15 giugno.

L’atmosfera della straordinaria mostra può ricordare le sensazioni gotiche e inquietanti della Mitteleuropa e della Germania tra le due guerre del secolo scorso. Tra chi ha visitato la mostra in anteprima non è mancato chi ha citato le pellicole del grande Fritz Lang.

Come scrive nel catalogo Mosé Previti: «Giuditta R è una giovane artista siciliana che vive fuori dall’Italia da diversi anni. Oggi risiede a Berlino dove lavora con l’attenzione della critica e dei collezionisti. La sua lontananza dalla città è un valore, per certi versi una garanzia del suo talento, e, forse, anche uno sprone per chi si occupa di arte nel piccolo mondo messinese. La  produzione di Giuditta   si articola intorno ad una ricerca ormai consolidata. Ricerca tematica intorno a uno specifico immaginario con una tecnica precisa. I suoi lavori potrebbero essere inseriti nella categoria del ritratto, ma non si tratta di effigi naturalistiche o leziose, e non sappiamo il nome delle persone che popolano le sue opere. L’umanità rappresentata è sottoposta a un principio di distorsione espressionista, quasi caricaturale, ma il presupposto di questo esito formale è una intensa volontà di interrogare la natura umana. Molti dei personaggi rappresentati sembrano dei bambini, o degli adulti divenuti inquietanti pupazzi».

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La Biennale del giro di boa

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Milo GojWritten by:

Nell’edizione del 2015 il muro simbolico dei 500mila visitatori era stato abbattuto, stabilendo il record assoluto. Quest’anno, quasi sicuramente, si registrerà una crescita ulteriore.

Ma questa edizione, oltre all’interesse artistico-culturale (che, ovviamente, resta primario), avrà un significato più ampio. Dovrebbe suggellare il rilancio del Paese.

La Biennale è da decine d’anni una delle grandi eccellenze italiane, come la Ferrari e Giorgio Armani. E’ la più importante rassegna d’arte del mondo, un primato che neppure negli anni più grigi è stato messo in discussione.

Bene, nonostante i soliti pessimisti, nonostante il sottile gusto autolesionistico degli italiani, il Paese è ripartito. A parte i dati statistici macroeconomici ufficiali, lo certificano i bilanci delle imprese. Come mi ha confermato l’amico Angelo Perrino, grande giornalista di matrice economica, direttore ed editore di Affaritaliani (il primo quotidiano online italiano) da Della Valle in giù, era molto tempo che non si vedevano bilanci aziendali (o semestrali, o trimestrali) così buoni. L’immaginario collettivo non se n’è ancora accorto, ma stiamo ripartendo. La prima a farlo è stata Milano che sull’onda lunga di Expo 2015 è tornata a essere una delle città mito del mondo.

Ora tocca a Venezia, certificare con una Biennale da sogno, il nuovo rinascimento italiano.

Per questo seguiremo con particolare attenzione, mese per mese, la Rassegna regina dell’arte visiva

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Biennale 2017, si riparte da quota 500mila

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L’ultima edizione, quella del 2015, aveva già segnato un risultato eccezionale: la caduta del muro delle 500mila presenze. Secondo i dati ufficiali, presentati a fine rassegna, l’affluenza del 56esimo appuntamento con la Biennale di Venezia si è assestata su 501,502 visitatori contro i 475mila del 2013, a cui si devono sommare i 24.065 partecipanti alla vernice, 2.500 dei quali paganti attraverso la Biennale Card.

Significativa l’alta presenza dei giovani e degli studenti che hanno rappresentato il 31% dei visitatori totali. Va ricordato che Biennale 2013, da parte sua, aveva stabilito il record di visitatori, con 475 mila presenze, l’8% in più rispetto all’edizione 2011, che a sua volta, aveva superato del 18% quella del 2009.

E l’edizione 2017 promette di battere tutti i record.

 

Un po’ di storia. La prima edizione della Biennale ebbe luogo il 30 aprile 1895: l’ amministrazione comunale di Venezia, guidata dal sindaco Riccardo Selvatico ( docente all’ Accademia delle Belle Arti), aveva deliberato nel 1893 di istituire una Esposizione artistica nazionale da tenersi a scadenza biennale. All interno dei Giardini Napoleonici di Venezia venne , quindi, costruito il Padiglione Pro- arte , con una stanza dedicata a ciascuna regione italiana accanto ad alcune sale per artisti stranieri. Il grande successo delle prime edizioni comporto’ l ampliamento della struttura : nel 1907 il Belgio costruì il primo padiglione nazionale . Seguì l’ Olanda e la Spagna e negli anni 26 edifici, per un totale di 29 Nazioni attualmente rappresentate ai Giardini. Nel frattempo l’ esposizione si estese anche all’ Arsenale e altri padiglioni vennero ospitati in diverse zone della città. Alla Biennale hanno esposto i più grandi artisti (all’epoca) contemporanei : Gustav Kimt ( 1899), Renoir, Courbet ( 1910), Matisse, Cezanne, Van Gogh, ( 1920), Modigliani (1922), Chagall ( 1928), De Chirico (1930), Dalì, Kandiski, Miro’ (1948), Pollock (1950), Koons ( 19901), Damien Hirst e Cattelan.

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Collezioni private, parte bene l’asta di Charitystars

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Si chiama “Collezioni private”, è una nuova asta di arte moderna e contemporanea, lanciata da www.charitystars.com piattaforma specializzata nell’organizzare aste benefiche per associazioni non profit, con l’aiuto di vip di vari settori. L’auction, partita a fine novembre, si è conclusa appena prima di Natale, registrando un notevole successo. Il risultato migliore è stato ottenuto dal leader dell’azionismo viennese, Hermann Nitsch. Il suo “Schuttbild”, olio su tela del 2007, di cm. 100X80, è stato aggiudicato a quasi 18mila euro (diritti compresi). Al secondo posto, il type visual “M”, di Lorenzo Marini, una delle opere più contese che, dopo un appassionante batti e ribatti di offerte è stato venduto a poco meno di 6mila euro. Hanno ricevuto offerte anche altre opere presentate, come due tele anni Settanta di Tano Festa, una natura morta di Giovanfrancesco Gonzaga, un nudo di Guido Pajetta, un’installazione luminosa di Marco Lodola e un “Alfabeto” di Dadamaino.

L’asta presentava anche alcuni notevoli esempi di arte moltiplicata. Tra questi hanno trovato forte riscontro la scultura “moraviana” in legno “Lui” di Mario Ceroli e “America”, una rara grafica di Mimmo Rotella.

Charitystars.com ha deciso che Collezioni private diventi un appuntamento fisso. La prossima asta è prevista per il prossimo febbraio. Un vantaggio per i collezionisti: a differenza delle aste tradizionali, che impongono all’acquirente un costo aggiuntivo a quello di battuta (la cosiddetta buyer commission) che si aggira sul 30%, la commissione di “Collezioni private” di Charitystars è pari soltanto al 15% (più Iva).

 

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Il ritorno di Lia Furcieri

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A più di una decina d’anni dalla sua ultima mostra, Lia Furcieri torna a esporre a Milano. Venerdi 28 ottobre, alle 18, si inaugura, presso la Trade Art Gallery, di Via Fratelli Bronzetti 8, una sua personale. Palermitana di nascita, ma milanese d’adozione, allieva, presso l’Accademia di Brera, di Luca Vernizzi, la pittrice sviluppa la sua poetica nella ricerca cromatica pura. Scrive di lei Cinza Bollino Bossi: “non c’è nulla di misurato, di calcolato, di predefinito nelle sue tele. Non c’è un’impalcatura compositiva, non c’è un disegno entro il quale albergare il colore, non c’è margine, linea, bordo, confine, se non quello della tela stessa…Oggi come ieri si assiste al primato dell’emozione sul ragionamento. Oggi come ieri si inseguono forme e figure, Quasi fossero un variopinto test di Rorschach, le tele di Lia ci suggeriscono qual è il nostro modo di guardare il mondo…Sono tele che riempiono le pareti con le loro deflagrazioni di colore. Un fuco d’artificio silente, un turbine che abita gli spazi: degli occhi, dei cuori, delle case”.

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