Enrica Governi Author

Four Seasons Hotel Milano riapre dopo la ristrutturazione

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,Nel cuore del quadrilatero della moda, la storica l’hotel ha un nuovo stile metropolitano e cosmopolita.

All’interno dello storico ex convento del XV secolo, ha aperto nel 1993 come il primo hotel Four Seasons nell’Europa continentale ed è divenuto subito un’eccellenza ne campo dell’hotellerie, e ora si svela rinnovato nelle aree comuni, il Ristorante, il Bar e il suggestivo giardino.
Four Seasons Hotel Milano, simbolo della città della moda e del design per eccellenza, ha scelto l’architetto Patricia Urquiola per la sua nuova veste; spagnola di origine, vive e lavora a Milano, città in cui ha studiato sotto la guida del grande maestro del design, Achille Castiglioni. Urquiola porta oggi in hotel una nuova impronta, un nuovo design, la perfetta cornice dell’iconico servizio personalizzato Four Season.
La lobby accoglie gli ospiti con uno spazio che cambia carattere; la scelta dei colori neutri e chiari dialoga con gli affreschi originali dell’ex convento, mentre le pareti si arricchiscono con inserti in bronzo e specchi. La leggerezza dei lampadari e dei punti luce, firmati Cassina, Aggiolight Custom Lamps e Flos, i tessuti e paraventi creano un’atmosfera intima ed elegante, mentre il distintivo soffitto a cassettoni della lobby, rivisitato con una doppia cornice, diventa un dettaglio senza tempo del nuovo Four Seasons. Gli arredi si presentano con pezzi iconici delle collezioni di brand italiani come Cassina, Poliform, Moroso, Poltrona Frau e Stepevi.

Dalla lobby lo spazio conduce al Ristorante Zelo, il nuovo eclettico indirizzo gastronomico di Milano, guidato dall’Executive Chef Fabrizio Borraccino. Il Ristorante Zelo ha una nuova, duplice identità ed offerta, diventando Zelo Bistrot durante il giorno, con tavoli all’interno e all’esterno.

Zelo Bistrot offre un menu ricco di piatti sfiziosi e leggeri, mentre la sera Zelo propone un nuovo menu à la carte e un menu degustazione a sorpresa che lo chef avrà il piacere di presentare ai suoi ospiti. L’offerta è stata completamente rielaborata in base alle esigenze della clientela cosmopolita e lo Chef Borraccino porta sempre più l’italianità nelle sue creazioni, celebrando i piccoli, preziosi produttori locali, fondamentali all’interno della sua filosofia di cucina. La stagionalità e la sostenibilità sono concetti essenziali nella nuova proposta di Zelo, che trasporta gli ospiti in un viaggio sensoriale attraverso l’Italia, celebrando la condivisione delle esperienze.

Apre anche un nuovo spazio, il Bar Stilla, situato all’interno della lobby e all’esterno nello storico rinnovato giardino. Stilla è un invito alla socialità, nel cuore pulsante di Milano, dove i clienti si sentiranno avvolti dall’atmosfera di convivialità e raffinata eleganza. Un luogo dove ritrovarsi ad ogni ora, dal caffè del mattino ad uno snack durante le ore lavorative, all’aperitivo la sera. Alla sinistra della lobby, l’elegante bancone semicircolare detta le linee degli spazi, grazie a poltrone di pelle color cognac e sedili in velluto nonchè divani nelle sfumature del rosso e del verde scuro. La carta degli aperitivi è affidata al noto bar manager Luca Angeli, che sorprende con nuove inedite proposte e cocktail sempre più ricercati, pensati per Milano. Grande enfasi viene dedicata all’artigianalità, come nella lavorazione del ghiaccio per i cocktails e la creazione dell’offerta che spazia dal perfetto Aeropress Americano, al classico Club Sandwich, al miglior Negroni sbagliato. Il menu del Bar Stilla include anche proposte “smart food healthy”, con ingredienti stagionali e sostenibili.

Camino, uno degli angoli più amati dell’hotel, diventa uno spazio polivalente con un angolo cantina per la degustazione di vini pregiati accuratamente selezionati dalla sommelier Lorenza Panzera, in un’atmosfera intima e ugualmente informale grazie alla presenza serale del DJ.

Nel progetto del Four Seasons Hotel Milano ho voluto rinnovare gli spazi con grande rispetto per la storia dell’hotel e un approccio di dialogo con il contesto urbano milanese. Ho tenuto conto dell’affetto dei molti clienti abituali legati all’hotel. La sfida è stata quella di reinterpretare un luogo-statement della città in chiave contemporanea, ponendo, allo stesso tempo, l’accento sul passato e sulle origini del palazzo, di cui rimangono tuttora gli affreschi e il chiostro centrale. Le aree comuni di questo hotel sono luoghi in cui si esprime profondamente la sua personalità, attraverso un linguaggio di colori sobri e forme pure che rimandano all’heritage cinquecentesco, studiando il rapporto fra la luce e gli spazi ed enfatizzando i preziosi affreschi originali, in una chiave contemporanea.” – afferma Patricia Urquiola.

Il giardino all’interno dell’elegante chiostro diventa un’estensione anche del Bar Stilla e del Ristorante Zelo, realizzato dall’esperto architetto paesaggista e agronomo Flavio Pollano – intenditore di “verde verticale”, botanica e progettazione di giardini. Pollano ha rispettato e celebrato la storia delle piante presenti e soprattutto dell’immagine iconica che generazioni di ospiti hanno conservato di questa oasi. Cambia la chiave di lettura dello spazio, che vede l’affermazione della natura rispetto alla geometria e, grazie ad un importante intervento di botanica, alla nascita di un “giardino da vivere e da sentire”.
Il giardino che nasce supera gli schemi del passato e, senza violarne l’anima, privilegia il concetto di spazio in evoluzione, entro il quale diventa bello vivere.” – afferma Flavio Pollano.

Il giardino è anche il luogo dedicato al buon bere e mangiare con il nuovo Crudo Bar che crea l’atmosfera ideale affinché il tempo dell’aperitivo si allunghi nella serata grazie al piacere di gustare le delizie proposte ascoltando la musica del DJ.

Per le opere d’arte infine, sono stati scelti artisti contemporanei che celebrano la storia e il passato dell’hotel con l’impronta del presente e lo sguardo al futuro. Tra questi, Sophie Ko, Matthew Shlian, Vanessa Beecroft, Crow Studio, Joergen Craig Lello & Tobias Arnell, lrene Kung, Massimo Listri e Louise Mertens.

Questo è un nuovo, entusiasmante capitolo per Four Seasons Hotel Milano. Abbiamo lavorato in questi mesi pensando alla città, a come Milano sia la metropoli cosmopolita che il mondo guarda, dove sorgono nuove idee e tendenze. Ri-apriamo il Four Seasons Hotel lieti di dare il bentornato e il benvenuto ai clienti della nostra città e del mondo intero nel luogo iconico più ammirato di Milano.” – così Andrea Obertello, Direttrice di Four Seasons Hotel Milano.

Completata la prima fase di ristrutturazione, Four Seasons Hotel Milano riapre le sue porte e inizia la seconda fase del restyling che coinvolge le camere, le suite e le sale meeting – garantendo ai suoi ospiti l’ineguagliabile servizio ed esperienza firmata Four Seasons.
 

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Emanuela Montorro, e il progetto “Love life”

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Di Enrica Governi

Nata nel 1977 Emanuela comincia a dipingere fin dalla tenera età, 5 anni. E’ autodidatta, appassionata del proprio lavoro, e dopo le prime esperienze sceglie la pittura ad olio prediligendo la figura femminile.

Negli anni consolida la sua tecnica, continuando a dare rilievo a emozioni riflesse su corpi e volti delle donne, ricevendo molti consensi da parte di galleristi ed esperti d’arte, ed è così che cominciano ad arrivare ordini da collezionisti, esperti d’arte e privati.

Molti anni dopo, al seguito dell’attentato di Manchester del 2017 rimane particolarmente colpita e decide di ritrarre le donne piangenti, utilizzando un colore scuro, cupo ed incisivo, arricchito da un dettaglio in più: veri bossoli sparati direttamente da lei, con regolare porto d’armi, e applicati poi sulle tele.

Dopo un po’ di tempo Emanuela riporta il colore nelle sue opere, aggiungendo resina mista a colori ad olio e in più crea una nuova collezione all’acqua.

Nel 2019 espone le sue opere a Palazzo Zenobio durante la 58 esima Biennale di Venezia e a Milano durante la Biennale curata dal critico Vittorio Sgarbi e a SCOPE International Contemporary art Show a Miami Beach in Florida (USA) durante Art Basel 2019.

Nel 2020 è stata aperta un’esposizione a Londra presso la Fitzrovia Gallery con il suo progetto Love for life, dove si sono potute ammirare per la prima volta decolletè dipinte a mano in una performance live, con la presenza di altri artisti di rilievo internazionale, per poi proseguire a Dubai (UAE) durante la Emirates Art Connection e ad Abu Dhabi (UAE) all’Art Hub. 

Per saperne di più leggete l’intervista:

Ciao Emanuela, parlami di “The street art directory” a Londra, a cui parteciperai, quali prospettive future?
The Street Art Directory è un’associazione Londinese che censisce e certifica gli Street Artist in Londra e, nello specifico, nel quartiere Street Art per eccellenza che è Brick Lane.
Dopo aver iniziato le mie attività nel quartiere lo scorso anno, ed essere stata riconosciuta, con mio grande piacere, come “Artista Ufficiale” della zona, le prospettive future sono quelle di continuare a lasciare il mio contributo alla città londinese e, pian piano, espanderla anche in altre città europee.

Sei un’artista ormai affermata, quale la mostra o l’evento che ti ha dato piu’ soddisfazione negli anni, e quale a cui vorresti ancora partecipare?

L’evento che mi ha dato più soddisfazione in assoluto è la partecipazione a SCOPE di Miami (USA) durante ArtBasel 2019. E’ stato per me un’emozione senza paragoni poter esporre le mie opere oltre oceano. Lo è stato anche per la Biennale di Milano con Sgarbi o la Biennale di Venezia, ma andare negli Stati Uniti e accogliere critiche positive e complimenti, mi ha gratificato e dato la spinta e l’energia per spingere sempre di più. Un energia che è stata necessaria per affrontare il 2020 con tutte le sue difficoltà.

Sei specializzata in volti di donne, ma da qualche anno si sono viste anche decolletè e giubbini jeans dipinti…hai messo un piede nel fashion? Quale il prossimo step?

Più che un piede nel fashion, la tela non mi bastava più… e così ho cercato nuovi supporti su cui dipingere e ho trovato nelle decolletè il supporto perfetto per realizzare opere d’arte indossabili che portino non solo gratificazione al collezionista, ma anche a chi ha la possibilità di indossarle e sentirsi al meglio di se’ grazie alla carica energetica con cui le realizzo. Credo molto in questo progetto e mi ci sto dedicando con tuta me stessa. Sto organizzando una comunicazione mirata e un evento esclusivo per il lancio di questo progetto. E ovviamente sarai invitata per saperne di più.

Cosa ti piace di piu’del tuo lavoro e cosa ti da’ valore aggiunto?

La cosa che amo di più del mio lavoro è la possibilità di regalare emozioni alle persone che si innamorano delle mie opere. E’ bello vedere che le mie creazioni sono in grado di toccare l’anima delle persone e suscitare sentimenti e vibrazioni positive.
Non saprei dirti cosa da valore aggiunto alle mie opere, posso dirti che le faccio con il cuore e che provo una forte emozione nel realizzarle. Sono opere emozionali e sincere. Cerco di puntare al cuore delle persone per farle stare bene.

Si parla tanto di sostenibilità. In cosa il tuo lavoro è sostenibile?

Sono molto attenta alla salute e all’ambiente. Per contribuire al rispetto dell’ambiente cerco sempre di non avere sprechi di materiale o eccessi di prodotti che possano inquinare.
Penso di non aver mai buttato una tela in vita mia… anche quando un’ opera non mi gratifica, piuttosto viene rielaborata o ricoperta per dare nuova vita a un’altra. Non uso solventi o diluenti e a parte i colori a olio che uso in maniera molto poco materica e senza aggiunta di olii, per il resto uso tinte all’acqua affinché anche nell’uso quotidiano, il mio lavoro non sia un contributo all’inquinamento.
In parallelo, assieme a mio marito, ci divertiamo a realizzare complementi d’arredo di design utilizzando materiali di recupero, in modo da trasformare ciò che viene buttato in qualcosa di bello e utile,  che abbia l’opportunità di far felice qualcuno piuttosto che inquinare il pianeta.

Progetti futuri?

Sicuramente il mio progetto “Love for Life” è quello su cui sto puntando maggiormente, oltre che a consolidare e affermare il mio nome all’estero.
A dicembre 2020 abbiamo aperto una Galleria d’Arte a Londra , Secret Art Gallery, 28, Cheshire Street, Brick Lane E2 6EK, London,  e sicuramente ci concentreremo sul farla crescere per dare l’opportunità a nuovi e giovani talenti di trovare la loro strada cercando di semplificare le difficoltà che ho incontrato io in passato e permettendo agli artisti di dire la loro e portare il loro messaggio al mondo.

Se non ci aiutiamo tra noi artisti… siamo una grande famiglia e tutti ci meritiamo di essere felici!

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Salvini inaugura la prima boutique in Corea del Sud

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E’ stato aperto il primo negozio Salvini in Corea del Sud, al piano terra del lussuoso Department store Lotte di Seoul. Fondato nel distretto orafo di Valenza, il noto brand che crea collezioni contemporanee di gioielli per donne e uomini, ha siglato di  recente una joint venture con il Gruppo Fosun (uno dei più grandi conglomerati privati cinesi) con l’obiettivo di inaugurare, nei prossimi anni, un centinaio di punti vendita in Greater China,

Salvini, che si è aggiudicato più volte i Diamonds International Awards, un riconoscimento d’eccellenza che sottolinea il valore inestimabile che caratterizza la produzione made in Italy, ha una notevole brand awareness nel mercato italiano: ogni gioiello è un pezzo unico, realizzato a mano in Italia dai sapienti mastri orafi valenzani.

Il brand è presente con una prestigiosa boutique monomarca in Via Montenapoleone a Milano ed ha una rete vendita di oltre 400 negozi multimarca.

Salvini è un gioiello per la vita, poiché custodisce un patrimonio artistico e culturale che si tramanda di generazione in generazione. Nel corso degli anni, ha delineato il proprio stile attraverso campagne di comunicazione con molte celebrietes testimonial della Maison: dalle top Models Renée Simonsen e Tyra Banks alle attrici Hollywoodiane Sharon Stone ed Eva Longoria,  da Raoul Bova ad Isabella Rossellini e Francesca Neri.

Salvini ha creato “I Segni”, in oro e diamanti, caratterizzati da cuori romantici, farfalle eleganti, croci raffinate e quadrifogli : portafortuna esprimono femminilità, classe e bellezza e poi anche “Battito”, gioelli per celebrare un giorno importante.

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Venini festeggia 100 anni con una limited edition del Veronese

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Recentemente entrato a far parte del gruppo Damiani, Venini celebra il suo primo centenario e si riconferma protagonista della storia contemporanea della laguna. Era il 1921 quando l’avvocato milanese Paolo Venini e l’antiquario veneziano Giacomo Cappellin avviarono una fornace, che fin da subito si distinse nella lavorazione d’eccellenza del vetro. Per festeggiare questo importante anniversario, la vetreria ha scelto di omaggiare ciò che la rende unica al mondo, lanciando una limited edition di cento pezzi della sua opera più iconica, il vaso Veronese, aggiungendo 3 tinte inedite che si aggiungono alla palette di colori, il rosa cipria,  il verde rio,  il rosso sangue di bue.

Il Veronese, infatti, è stato soffiato per la prima volta nel 1921 per volontà di Vittorio Zecchin, pittore e direttore artistico della fornace fino al 1925, che era rimasto affascinato da un dettaglio dell’Annunciazione della vergine dipinta nel 1580 da Paolo Veronese, da cui prende il nome. L’opera custodita tuttora presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, presenta infatti un vaso in vetro trasparente, attraversato da un fascio di luce e caratterizzato da una forma bombata, che accoglie un tralcio di rovo con le sue more: un elemento fortemente simbolico che esprime la vitalità e la prosperità che hanno accompagnato i primi cent’anni di storia di Venini.

Nel corso dei quali Venini ha custodito e interpretato un patrimonio artistico unico, che affonda le proprie radici nella cultura veneziana del 1200, dando vita a opere inedite capaci di fondere i profondi valori della tradizione con il fascino dell’ contemporanea.

Nel corso di questi cent’anni di storia e passione, Venini ha custodito e interpretato un patrimonio artistico unico, che affonda le proprie radici nella cultura veneziana del 1200, dando vita a opere inconfondibili e capaci di fondere i profondi saperi della tradizione con il fascino dell’estetica contemporanea. Recentemente questo marchio di eccellenza è entrato a far parte del Gruppo Damiani, che con le sue creazioni promuove a livello internazionale i profondi valori del Made in Italy, della Bellezza e del Savoir Faire. Sono lieta che Venini abbia raggiunto questo importante traguardo: una pietra miliare che apre le porte a un nuovo secolo di arte e design, innovazione e avanguardia creativa afferma soddisfatta Silvia Damiani, Presidente di Venini e Vicepresidente del Gruppo Damiani.

Dal Museo  Venini le prestigiose opere artistiche approdano ai più prestigiosi spazi espositivi italiani ed esteri, il Metropolitan Museum e il MOMA di New York, la Fondazione Cartier e il Centre Georges-Pompidou di Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, l’Österreichisches Museum für angewandte Kunst di Viennna, il Musée des Beaux Arts di Montréal, l’Eretz Museum di Tel Aviv, il Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo, lo Shanghai Museum of Glass, la Triennale di Milano, il Museo del Vetro di Murano.

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Il Gruppo Damiani, per vaccinare, offre alle istituzioni l’ex Palafiere di Valenza

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Il Gruppo Damiani, testimone dell’eccellenza del Made in Italy nel campo della gioielleria d’alta gamma, da sempre a supporto delle cause umanitarie, ha rinnovato la propria disponibilità per supportare territorio e istituzioni in questi tempi difficili a causa del covid. Come? Ha messo a disposizione già da tempo per la vaccinazione di tutti i cittadini, dei propri dipendenti e dei loro familiari alcuni spazi aziendali, tra cui i 12.000mq del futuro polo produttivo, ex Palafiere di Valenza. Questo nel rispetto delle previsioni del Piano strategico nazionale “Vaccinazione anti-Sars-CoV-2/Covid19”.

Il futuro polo produttivo Damiani, idoneo per allestire un’area medica al fine di somministrare i vaccini in tutta sicurezza, in base alle disposizioni attuative approvate e localizzato fuori dal centro storico di Valenza, è dotato di amplissimo parcheggio ed è logisticamente strutturato.

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The Japanese by the Chedi Andermatt conquista 1 stella Michelin

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A poco piu di un anno dall’apertura, the The Japanese by The Chedi Andermatt  è stato insignito dell’ ambito riconoscimento di una stella dalla guida Michelin, diventando cosi il ristorante stellato di cucina giapponese piu’ alto al mondo, a 2300 metri di altitudine. strategicamente posizionato  nel cuore delle alpi del comprensorio sciistico Andermatt Sedrum

E’ guidato dall’executive chef Dietmar Sawyere gia’ detentore di una stella Michelin dal 2017 al ristorante giapponese “The Japanese” , all’interno dell’hotel 5 stelle lusso The Chedi Andermatt.

La proposta gastronomica curata dall’Executive Chef Dietmar Sawyere  propone la cucina nipponica attraverso raffinati menu, Shidashi Bentō e Omakase Kaiseki oltre ai classici, ma mai banali sushj e tempura, regalando agli ospiti una pausa sulle piste decisamente inedita: fra i piatti proposti non manca naturalmente il raffnato manzo wagyu proposto come attenzione alla sostenibilità.

Il ristorante si rifornisce infatti dal primo allevamento svizzero con dei pregiati bovini che ha sede proprio in una fattoria di Andermatt, garantendo quindi un’esperienza di consumo a km.0

“La stella Michelin per The Japanese by The Chedi Andermatt mi riempie di gioia, ha commentato  Dietmar Sawyere è il massimo onore per uno chef, un omaggio alla passione che tutto il team prova per l’arte culinaria giapponese.

E prosegue: “siamo molto orgogliosi di questo successo, il riconoscimento arriva come una conferma ai nostri sforzi quotidiani volti ad offrire ai nostri ospiti esperienze uniche al massimo livello e al passo con i tempi come quella di proporre un concept di autentica cucina giapponese nel cuore delle Alpi”.

Ospitato nel nuovo futuristico rifugio progettato dall’architetto Christina Seilern, vicino alla stazione di arrivo degli impianti vicino al monte Gutch,   The Japanese by The Chedi Andermatt   dispone di 38 coperti interni  a cui si aggiungono altri 34 posti esterni sulla terrazza panoramica, che offre una vista mozzafiato sulle piste da sci e le montagne del Gottardo.

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Four Season hotel Milano chiude per ristrutturare, ma riapre entro primavera 2021

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Four Seasons Hotel Milano naugurato nel 1993, primo hotel della catena internazionale Four Seasons aperto nell’Europa continentale annuncia una chiusura temporanea per dare il via ad una completa ristrutturazione, a partire dal gennaio 2021.

Four Seasons Hotel Milano ha scelto l’architetto Patricia Urquiola. Spagnola di origini con una forte influenza italiana, laurea conseguita al Politecnico di Milano sotto la guida del grande designer Achille Castiglioni, è stata scelta per dare una nuova “veste” al prestigioso hotel che sorge in un ex convento del XV secolo nel quadrilatero della moda, e che si è imposto fin da subito nell’immaginario collettivo come icona dell’ospitalità di lusso.

 
L’hotel subirà un rinnovamento completo degli spazi: le aree comuni, il ristorante e il bar, le camere e le suite, e tutte le sale meeting che saranno interessate dai lavori si svolgeranno in differenti fasi suddivise per tutto l’arco del 2021, e verranno completati entro la fine dell’anno.

Questo è un nuovo entusiasmante capitolo per Four Seasons Hotel Milano. Abbiamo un’incredibile opportunità di reinventare quello che è già un hotel d’eccellenza nell’ospitalità, con un grande patrimonio storico in una delle migliori posizioni del mondo, e di renderlo il luogo più ammirato della città” – afferma Andrea Obertello, Direttrice di Four Seasons Hotel Milano.
Per far rivivere il proprio celeberrimo giardino interno, una vera oasi di relax nel centro della città, l’hotel si rivolgerà all’esperto architetto paesaggista e agronomo Flavio Pollano, intenditore di “verde verticale”, botanica e progettazione di giardini, che ha lavorato a progetti rinomati in tutto il mondo tra cui la componente paesaggistica del Padiglione Italia alla Dubai 2020 World Fair.
La finalità della prima fase di ristrutturazione comprenderà una nuova Lobby e una lounge, un nuovo ristorante e un nuovo bar. Il ristorante e i bar non solo saranno completamente ristrutturati, ma avranno un’identità completamente nuova. L’Executive Chef Fabrizio Borraccino rimarrà al timone della brigata di cucina, e la sua offerta di menu sarà completamente rielaborata per rispondere al meglio alle esigenze di una clientela cosmopolita ltre che milanese, con proposte nuove basate su ingredienti selezionati.
 
Una volta completata la prima fase di ristrutturazione entro la primavera del 2021, Four Seasons Hotel Milano riaprirà le proprie porte, proseguendo i lavori che interesseranno le camere, le suite e le sale meeting. I lavori di rinnovamento continueranno per tutto l’anno, ma il loro svolgimento – in fasi diverse – sarà tale da far sì che il soggiorno e l’esperienza degli ospiti non subisca alcuna interruzione.
 

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Campagna Ermanno Scervino P/E 2021, scattata in Toscana con le più belle top

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Ermanno Scervino ambienta la sua campagna P/E 2021 nella cornice di Bolgheri, nel cuore della Toscana, tra coltivazioni, macchia mediterranea e spiagge selvagge. Protagoniste tre top model d’eccezione, Irina Shayk, Natasha Poly e Joan Smalls simbolo della bellezza contemporanea. “Questa campagna, scattata da Luigi & Iango è un tributo al fascno e alla contemporaneità. Natasha, Joan e Irina rappresentano la mia idea di donna, protagonista della propria vita, internazionale e femminile. Le foto sono ambientate in una delle zone più belle e suggestive della Toscana, anche per sottolineare il forte legame con il mio territorio. Continuo la collaborazione con Luigi & Iango, con i quali condivido la passione per la bellezza e la moda”, ha dichiarato Ermanno Scervino. La campagna adv Ermanno Scervino primavera estate 2021 debutterà sulla stampa internazionale da Febbraio 2021.

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Fay Archive, iconico 4 Ganci senza tempo

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 È dal recupero dei valori autentici, delle tradizioni, della passione legata a professioni antiche e a persone vere che nasce  Fay Archive, il progetto che ben rappresenta la genuinità del workwear americano.

 E’ la metà degli anni 80 quando Diego e Andrea Della Valle rilevano l’azienda FAY nel Maine, in USA, specializzata in capi di abbigliamento tecnico per i pompieri americani.

Fay Archive ha deciso di riscoprire l’anima autentica del marchio, e il proprio DNA, con video e foto di lavoratori che hanno accettato di mettersi alla prova, testando resistenza e vestibilitù dei capi dell’omonimo brand.

Il fotografo-documentarista Davide Monteleone riprende situazioni di vita vera  con capi Fay Archive indossati da un pescatore sul fiume Don, dal tagliaboschi che vive una faticosa giornata immerso nella foresta, dall’allevatore di cavalli in Russia.

E poi ancora lo spazio di lavoro di un costruttore di barche in legno, di un affinatore di formaggi e infine di un affumicatore di aringhe sull’isola di Gotland, in Svezia.

Il capo simbolo di Fay Archive è l’iconico 4 Ganci in metallo galvanizzato, prodotto in cordura di cotone con dettagli in crosta prodotto con cotone,  panno e  lana nelle sfumature naturali o in rosso acceso e blu navy.

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Beach & Cashmere Monaco, dal mare al fashion

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Beach Cashmere Monaco è un brand monegasco fondato nel 2005 da Federica Nardoni Spinetta. Si tratta di capi di lusso all’interno di collezioni sostenibili di cui la prima è stata “Save the Ocean “creata con prodotti recuperati dal mare, come reti da pesca, vele usate che sarebbero state altrimenti buttate.

Altre capsule collection sono seguite, come” Save the reef”,” Save the nature”, e la “No waste”.

Federica Nardoni Spinetta ha recentemente lanciato “Underfull sails” in collaborazione con “Classe smeralda 888” dello Yacht club di Monaco che ha fornito le vele rotte e dismesse, in cui si vuole in qualche modo recuperare l’idea del riciclo.

”La classe smeralda 888” progettata da German Frers, è una barca di 8,88 metri con 3 membri di equipaggio e timoniere S.A.R. Il principe Carlo di Borbone delle due Sicilie, vincitore di diversi campionati di serie.

La collezione “Under fullsails” è completa e utilizza vele comefossero tessuti “haute couture”, soprattutto quelle in teflon o dacron, perché danno la possibilità di essere dipinte. E’ costituita da abiti, top, gonne, ogni outfit è unico e possiede nomi ispirati al mare come Rosa dei Venti, Tramontana, Libeccio,  etc., ed è stata prodotta interamente in lockdown1 Il filo conduttore è chiaramente l’etica e la eco-consapevolezza per l’ambiente.

Federica Nardoni Spinetta ha lanciato di recente il movimento #sustainabletogheter’.

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