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Four Seasons hotel Milano riprende il sunday brunch con il “Lead with care”

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“Dal 20 settembre siamo entusiasti di poter di nuovo offrire il nostro brunch domenicale” afferma la general manager Andrea Obertello, forti anche del protocollo “Lead with care”. Di cosa si tratta? Un programma che garantisce sicurezza assoluta ai clienti e al nostro persoonale, aggiornato con le ultime disposizioni sanitarie stilate dal Ministero della salute nella lotta al contrasto del COVID-19″.

E aggiunge: “Tutto il nostro team ha lavorato per continuare a garantire la stessa atmosfera che ha reso il nostro brunch così tanto amato, e “l’experience” rimarrà del tutto invariata”.

Il brunch domenicale invita quindi a trascorrere ore di relax con i propri cari, gustando piatti caratteristici della tradizione del “Made in Italy” curati dal nostro chef Fabrizio Borraccino”, che include primi piatti, selezione di salumi e formaggi, arrosti, gelati artigianali creati dal “pastry Chef Daniele Bonzi “ , cocktail d’autore e tanto altro ancora.

l’offerta è completata da musica dal vivo e, se lo si desidera, da un servizio di baby sitting gratuito per le famiglie.

Dal 20 di settembre, tutte le domeniche dalle 12,15 alle 15.

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Garau rinnova l’Archivio per tutelare il mercato

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Il successo planetario delle sue sculture immateriali ha rivitalizzato il mercato di Salvatore Garau, portandolo ai vertici degli interessi dell’art community. Ricordiamo che, lo scorso maggio, “Io sono”, scultura immateriale collocabile in un’ambiente coperto, all’interno di una superficie di circa un metro quadrato, è stata aggiudicata ad Art-Rite Auction di Milano per 15.000 euro (compresi i diritti d’asta). La scultura immateriale partiva da euro 6.000 di base d’asta. Dopo una strenua battaglia tra collezionisti, è stata aggiudicata al doppio. 

La stampa internazionale, di settore e non, si è buttata sulla notizia tanto che, probabilmente, Salvatore Garau è l’artista più menzionato dai media nell’ultimo mese. Di fronte a una rivitalizzazione così clamorosa di un artista, è logico che cresca il pericolo di falsi. Garau aveva già costituito un Archivio nel 2013, e ora questo è stato rinnovato, proprio in occasione della battuta d’asta (vedi qui). 

Ricordiamo che le leggi, sia internazionali sia italiane, consentono la circolazione di un quadro nei circuiti professionali soltanto se provvisto delle dovute certificazioni. Per restare in Italia, il decreto 1062 del 25 gennaio 1971, articolo 2, recita: “Chiunque esercita una delle attività previste dall’articolo 1 (n.d.r, operatori del mercato dell’arte) deve mettere a disposizione dell’acquirente gli attestati di autenticità e di provenienza delle opere e degli oggetti ivi indicati, che comunque si trovino nell’esercizio o nell’esposizione. All’atto della vendita, il titolare dell’impresa o l’organizzatore dell’esposizione è tenuto a rilasciare all’acquirente copia fotografica dell’opera o dell’oggetto con retroscritta dichiarazione di autenticità e indicazione della provenienza recante la sua firma”. 

Da parte sua, l’articolo 64 codice beni culturali cdlgs42/2004, afferma: “Chiunque eserciti l’attività di vendita al pubblico, di esposizione a fine di commercio o di intermediazione finalizzata alla vendita di opere di pittura, di scultura e di grafica […] o chiunque venda le opere o gli oggetti medesimi, ha l’obbligo di consegnare all’acquirente la documentazione attestante l’autenticità o, almeno, la probabile attribuzione e la provenienza”. In sintesi, quando esiste un Archivio ufficiale, gli intermediari professionali hanno l’obbligo di fornire la relativa documentazione. 

In foto, dettaglio del certificato di autenticità che accompagna l’opera

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Archivio Salvatore Garau

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Per archiviare e autenticare un’opera di Salvatore Garau è necessario inviare, tramite posta, tre fotografie del fronte, a colori e di formato cm. 18×24, una foto del retro, l’immagine dell’opera ad alta risoluzione su supporto digitale, nonché l’eventuale documentazione relativa all’opera.

Si raccomanda di allegare ai materiali elencati la ricevuta del bonifico effettuato a titolo di rimborso forfettario per le spese e per le attività relative alla consulenza e i dati fiscali per la fatturazione. L’Archivio potrà avviare la valutazione della documentazione solo se in possesso dei documenti completi.

Anche nel caso in cui le opere non siano ritenute in possesso dei requisiti necessari all’inserimento nell’Archivio di Salvatore Garau, il versamento non è rimborsabile.

I costi per l’archiviazione sono:

-2.000 euro più IVA per i dipinti di misura pari o superiore a cm. 90×90 (o comunque opere la cui somma di base e altezza è pari o superiore a cm.180);

-1.000 euro più Iva per i dipinti di formato minore;

-500 euro più IVA per le opere su carta, di formato inferiore a cm. 100×100 (o comunque la cui somma di base e altezza è inferiore a cm. 200);

-1.500 euro più Iva per le opere su carta intelata, di formato pari o superiore a cm. 100×100 (o comunque opere la cui somma di base e altezza è pari o superiore a cm.200); 

-Riguardo alle sculture immateriali, queste vengono già tutte vendute con il certificato dell’archivio.

Spedizione:

Il materiale va inviato ad ArtRelation di Milo Goj (procuratore del Maestro Salvatore Garau e responsabile dell’Archivio), via Sardegna 9, 20146 MILANO. 

Il bonifico, intestato ad ArtRelation, causale, archiviazione opera di Salvatore Garau va accreditato sul seguente Iban.

 IBAN IT16A0306909458100000000372

Soltanto le opere provviste dell’autenticazione da parte dell’Archivio possono essere messe di commercio. 

L’Archivio Salvatore Garau è stato costituito il 30 giugno 2013.
Ha sede a Milano, presso ArtRelation, in Via Sardegna, 9, CAP 20146.
L’Archivio si propone la tutela e la valorizzazione dell’opera di Salvatore Garau. Cura l’archiviazione delle opere e del materiale storico, pubblicazioni relative a mostre ed eventi, libri, rassegne stampa, materiale fotografico ed epistolari. Provvede alla conservazione del suddetto materiale rendendolo anche consultabile a fini di studio.
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Venduta per la prima volta in un’asta un’opera che non esiste. Protagonisti Art-Rite e Garau

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Se 15mila euro vi sembran pochi…Questa la cifra raggiunta per “Io sono”, scultura immateriale di Salvatore Garau, in una recente contemporary art auction. L’asta si è tenuta presso Art-Rite, la maison aux enchères, milanese, di Attilio Meoli e Federico Bianchi, dove “l’opera che non esiste”, partita da 6.000 euro, ha raddoppiato la base d’asta raggiungendo quota 12mila euro al martello (15.000 con i diritti d’asta). Ma di cosa si tratta?

Esasperando il concetto espresso oltre 100 anni fa da Marcel Duchamp, per cui arte è ciò che un’artista dice sia arte, Salvatore Garau è arrivato a “creare” una scultura fatta d’aria. L’unica cosa fisica venduta all’asta è il certificato di garanzia firmato dall’autore e controfirmato dal procuratore del suo Archivio, Milo Goj. Chi pensava che le opere virtuali dell’arte digitale, anch’essi privi di fisicità, fossero il massimo dell’avanguardia si è dovuto ricredere. Le sculture immateriali di Garau non hanno nemmeno un’immagine virtuale che possa essere riprodotta sulla rete. 

Sardo di Santa Giusta (Oristano), sessantenne, più volte presente alla Biennale di Venezia, Salvatore Garau è uno dei massimi interpreti della contemporary art internazionale. Il suo talento si è espresso, oltre che nell’arte visiva, in diverse altre forme creative. Per anni è stato il batterista degli Stormy Six, storica band di progressive rock. Autore di libri, ha al suo attivo anche esperienze video. Nei prossimi giorni un’altra scultura immateriale di Garau sarà inaugurata, sotto l’egida dell’Italian Cultural Institute di New York, nei pressi di Wall Street.

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Salvini inaugura la prima boutique in Corea del Sud

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E’ stato aperto il primo negozio Salvini in Corea del Sud, al piano terra del lussuoso Department store Lotte di Seoul. Fondato nel distretto orafo di Valenza, il noto brand che crea collezioni contemporanee di gioielli per donne e uomini, ha siglato di  recente una joint venture con il Gruppo Fosun (uno dei più grandi conglomerati privati cinesi) con l’obiettivo di inaugurare, nei prossimi anni, un centinaio di punti vendita in Greater China,

Salvini, che si è aggiudicato più volte i Diamonds International Awards, un riconoscimento d’eccellenza che sottolinea il valore inestimabile che caratterizza la produzione made in Italy, ha una notevole brand awareness nel mercato italiano: ogni gioiello è un pezzo unico, realizzato a mano in Italia dai sapienti mastri orafi valenzani.

Il brand è presente con una prestigiosa boutique monomarca in Via Montenapoleone a Milano ed ha una rete vendita di oltre 400 negozi multimarca.

Salvini è un gioiello per la vita, poiché custodisce un patrimonio artistico e culturale che si tramanda di generazione in generazione. Nel corso degli anni, ha delineato il proprio stile attraverso campagne di comunicazione con molte celebrietes testimonial della Maison: dalle top Models Renée Simonsen e Tyra Banks alle attrici Hollywoodiane Sharon Stone ed Eva Longoria,  da Raoul Bova ad Isabella Rossellini e Francesca Neri.

Salvini ha creato “I Segni”, in oro e diamanti, caratterizzati da cuori romantici, farfalle eleganti, croci raffinate e quadrifogli : portafortuna esprimono femminilità, classe e bellezza e poi anche “Battito”, gioelli per celebrare un giorno importante.

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Venini festeggia 100 anni con una limited edition del Veronese

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Recentemente entrato a far parte del gruppo Damiani, Venini celebra il suo primo centenario e si riconferma protagonista della storia contemporanea della laguna. Era il 1921 quando l’avvocato milanese Paolo Venini e l’antiquario veneziano Giacomo Cappellin avviarono una fornace, che fin da subito si distinse nella lavorazione d’eccellenza del vetro. Per festeggiare questo importante anniversario, la vetreria ha scelto di omaggiare ciò che la rende unica al mondo, lanciando una limited edition di cento pezzi della sua opera più iconica, il vaso Veronese, aggiungendo 3 tinte inedite che si aggiungono alla palette di colori, il rosa cipria,  il verde rio,  il rosso sangue di bue.

Il Veronese, infatti, è stato soffiato per la prima volta nel 1921 per volontà di Vittorio Zecchin, pittore e direttore artistico della fornace fino al 1925, che era rimasto affascinato da un dettaglio dell’Annunciazione della vergine dipinta nel 1580 da Paolo Veronese, da cui prende il nome. L’opera custodita tuttora presso le Gallerie dell’Accademia di Venezia, presenta infatti un vaso in vetro trasparente, attraversato da un fascio di luce e caratterizzato da una forma bombata, che accoglie un tralcio di rovo con le sue more: un elemento fortemente simbolico che esprime la vitalità e la prosperità che hanno accompagnato i primi cent’anni di storia di Venini.

Nel corso dei quali Venini ha custodito e interpretato un patrimonio artistico unico, che affonda le proprie radici nella cultura veneziana del 1200, dando vita a opere inedite capaci di fondere i profondi valori della tradizione con il fascino dell’ contemporanea.

Nel corso di questi cent’anni di storia e passione, Venini ha custodito e interpretato un patrimonio artistico unico, che affonda le proprie radici nella cultura veneziana del 1200, dando vita a opere inconfondibili e capaci di fondere i profondi saperi della tradizione con il fascino dell’estetica contemporanea. Recentemente questo marchio di eccellenza è entrato a far parte del Gruppo Damiani, che con le sue creazioni promuove a livello internazionale i profondi valori del Made in Italy, della Bellezza e del Savoir Faire. Sono lieta che Venini abbia raggiunto questo importante traguardo: una pietra miliare che apre le porte a un nuovo secolo di arte e design, innovazione e avanguardia creativa afferma soddisfatta Silvia Damiani, Presidente di Venini e Vicepresidente del Gruppo Damiani.

Dal Museo  Venini le prestigiose opere artistiche approdano ai più prestigiosi spazi espositivi italiani ed esteri, il Metropolitan Museum e il MOMA di New York, la Fondazione Cartier e il Centre Georges-Pompidou di Parigi, il Victoria and Albert Museum di Londra, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, l’Österreichisches Museum für angewandte Kunst di Viennna, il Musée des Beaux Arts di Montréal, l’Eretz Museum di Tel Aviv, il Watari Museum of Contemporary Art di Tokyo, lo Shanghai Museum of Glass, la Triennale di Milano, il Museo del Vetro di Murano.

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Il Gruppo Damiani, per vaccinare, offre alle istituzioni l’ex Palafiere di Valenza

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Il Gruppo Damiani, testimone dell’eccellenza del Made in Italy nel campo della gioielleria d’alta gamma, da sempre a supporto delle cause umanitarie, ha rinnovato la propria disponibilità per supportare territorio e istituzioni in questi tempi difficili a causa del covid. Come? Ha messo a disposizione già da tempo per la vaccinazione di tutti i cittadini, dei propri dipendenti e dei loro familiari alcuni spazi aziendali, tra cui i 12.000mq del futuro polo produttivo, ex Palafiere di Valenza. Questo nel rispetto delle previsioni del Piano strategico nazionale “Vaccinazione anti-Sars-CoV-2/Covid19”.

Il futuro polo produttivo Damiani, idoneo per allestire un’area medica al fine di somministrare i vaccini in tutta sicurezza, in base alle disposizioni attuative approvate e localizzato fuori dal centro storico di Valenza, è dotato di amplissimo parcheggio ed è logisticamente strutturato.

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The Japanese by the Chedi Andermatt conquista 1 stella Michelin

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A poco piu di un anno dall’apertura, the The Japanese by The Chedi Andermatt  è stato insignito dell’ ambito riconoscimento di una stella dalla guida Michelin, diventando cosi il ristorante stellato di cucina giapponese piu’ alto al mondo, a 2300 metri di altitudine. strategicamente posizionato  nel cuore delle alpi del comprensorio sciistico Andermatt Sedrum

E’ guidato dall’executive chef Dietmar Sawyere gia’ detentore di una stella Michelin dal 2017 al ristorante giapponese “The Japanese” , all’interno dell’hotel 5 stelle lusso The Chedi Andermatt.

La proposta gastronomica curata dall’Executive Chef Dietmar Sawyere  propone la cucina nipponica attraverso raffinati menu, Shidashi Bentō e Omakase Kaiseki oltre ai classici, ma mai banali sushj e tempura, regalando agli ospiti una pausa sulle piste decisamente inedita: fra i piatti proposti non manca naturalmente il raffnato manzo wagyu proposto come attenzione alla sostenibilità.

Il ristorante si rifornisce infatti dal primo allevamento svizzero con dei pregiati bovini che ha sede proprio in una fattoria di Andermatt, garantendo quindi un’esperienza di consumo a km.0

“La stella Michelin per The Japanese by The Chedi Andermatt mi riempie di gioia, ha commentato  Dietmar Sawyere è il massimo onore per uno chef, un omaggio alla passione che tutto il team prova per l’arte culinaria giapponese.

E prosegue: “siamo molto orgogliosi di questo successo, il riconoscimento arriva come una conferma ai nostri sforzi quotidiani volti ad offrire ai nostri ospiti esperienze uniche al massimo livello e al passo con i tempi come quella di proporre un concept di autentica cucina giapponese nel cuore delle Alpi”.

Ospitato nel nuovo futuristico rifugio progettato dall’architetto Christina Seilern, vicino alla stazione di arrivo degli impianti vicino al monte Gutch,   The Japanese by The Chedi Andermatt   dispone di 38 coperti interni  a cui si aggiungono altri 34 posti esterni sulla terrazza panoramica, che offre una vista mozzafiato sulle piste da sci e le montagne del Gottardo.

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La contemporary art di Sabrina Ravanelli interpreta la perdita d’identità da Covid

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Si chiama “Unidentity” l’ultimo lavoro di Sabrina Ravanelli.

L’artista milanese ha voluto, con quest’opera, rappresentare lo stato di smarrimento che molte persone stanno vivendo dallo scoppio della pandemia. Si tratta, appunto, di una perdita d’identità, intesa non strettamente nel senso fisico, bensì nella caduta dei punti di riferimento cui erano ancorati sino un anno fa i nostri valori, comportamenti e stili di vita. 

Una delle missioni della contemporary art è proprio quella di rappresentare la realtà del tempo, come ha voluto fare la pittrice. Il lavoro, di cm. 110×90, è sviluppato su una moltitudine di mascherine, proprio quelle distribuite in questi mesi dal Comune di Milano. Questo dispositivo di protezione individuale (dpi) è assurto, nel bene e nel male, a icona di questo tragico periodo.  Pur senza contestarne l’utilità, Sabrina Ravanelli che, oltretutto, è nota anche come ritrattista, trova in uno strumento che nasconde mezzo volto un simbolo visivo di questa spersonalizzazione. Nota come “material queen” per la sua abilità nel trattare i materiali, l’artista tornerà in asta il prossimo febbraio con “Attenzione, maschicidi in corso”, un’opera singolare sviluppata su una tela triangolare di cm. 60×60 presso Meeting Art di Vercelli. 

Sabrina Ravanelli vantava già alcune battute presso la casa d’asta milanese Art-Rite, dove ha sempre superato le stime. Ospite alla Biennale di Venezia del 2017 presso il Padiglione Armenia, protagonista lo scorso anno di una mostra personale presso la storica Galleria Lattuada di Milano (che la rappresenta e dove è esposto Unidentity), è la caposcuola della brand art, corrente che consiste nel rappresentare immagini (soprattutto ritratti di imprenditori o top manager) che ricordano un’azienda, sovrapposta ai brand dell’azienda stessa attraverso un’elaborata tecnica materica. 

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Lorenzo Marini star all’ultima asta di Farsetti

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Al suo debutto a Farsetti, la più nobile auction house italiana, nel secondo weekend dello scorso dicembre, Lorenzo Marini, con Alphatype, 2020, ha registrato un autentico exploit.

L’opera, una tecnica mista su tela di cm. 100×100, è stata aggiudicata con i diritti a 16.250 euro, superando il precedente record dell’autore di 14.820 euro registrato nel novembre 2019 ad Art-Rite di Milano, con la tecnica mista su acciaio di cm. 80×80, Artabeth. Tra gli autori dell’ultima generazione di contemporary art, quelli impostisi sul mercato dopo il 2000, Marini ha avuto il miglior risultato nell’asta della “casa” di Prato.

Il 25 gennaio scorso, a Meeting Art di Vercelli, il Maestro di Monselice (in provincia di Padova), con un altro Alphatype aveva toccato quota 12.750 euro. La seduta di Farsetti porta due conferme per il mercato di Marini: l’ascesa dei prezzi è continua e le opere importanti superano ormai sempre, al martello, la cifra simbolo di 10 mila euro.  

di Lorenzo Goj

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Four Season hotel Milano chiude per ristrutturare, ma riapre entro primavera 2021

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Four Seasons Hotel Milano naugurato nel 1993, primo hotel della catena internazionale Four Seasons aperto nell’Europa continentale annuncia una chiusura temporanea per dare il via ad una completa ristrutturazione, a partire dal gennaio 2021.

Four Seasons Hotel Milano ha scelto l’architetto Patricia Urquiola. Spagnola di origini con una forte influenza italiana, laurea conseguita al Politecnico di Milano sotto la guida del grande designer Achille Castiglioni, è stata scelta per dare una nuova “veste” al prestigioso hotel che sorge in un ex convento del XV secolo nel quadrilatero della moda, e che si è imposto fin da subito nell’immaginario collettivo come icona dell’ospitalità di lusso.

 
L’hotel subirà un rinnovamento completo degli spazi: le aree comuni, il ristorante e il bar, le camere e le suite, e tutte le sale meeting che saranno interessate dai lavori si svolgeranno in differenti fasi suddivise per tutto l’arco del 2021, e verranno completati entro la fine dell’anno.

Questo è un nuovo entusiasmante capitolo per Four Seasons Hotel Milano. Abbiamo un’incredibile opportunità di reinventare quello che è già un hotel d’eccellenza nell’ospitalità, con un grande patrimonio storico in una delle migliori posizioni del mondo, e di renderlo il luogo più ammirato della città” – afferma Andrea Obertello, Direttrice di Four Seasons Hotel Milano.
Per far rivivere il proprio celeberrimo giardino interno, una vera oasi di relax nel centro della città, l’hotel si rivolgerà all’esperto architetto paesaggista e agronomo Flavio Pollano, intenditore di “verde verticale”, botanica e progettazione di giardini, che ha lavorato a progetti rinomati in tutto il mondo tra cui la componente paesaggistica del Padiglione Italia alla Dubai 2020 World Fair.
La finalità della prima fase di ristrutturazione comprenderà una nuova Lobby e una lounge, un nuovo ristorante e un nuovo bar. Il ristorante e i bar non solo saranno completamente ristrutturati, ma avranno un’identità completamente nuova. L’Executive Chef Fabrizio Borraccino rimarrà al timone della brigata di cucina, e la sua offerta di menu sarà completamente rielaborata per rispondere al meglio alle esigenze di una clientela cosmopolita ltre che milanese, con proposte nuove basate su ingredienti selezionati.
 
Una volta completata la prima fase di ristrutturazione entro la primavera del 2021, Four Seasons Hotel Milano riaprirà le proprie porte, proseguendo i lavori che interesseranno le camere, le suite e le sale meeting. I lavori di rinnovamento continueranno per tutto l’anno, ma il loro svolgimento – in fasi diverse – sarà tale da far sì che il soggiorno e l’esperienza degli ospiti non subisca alcuna interruzione.
 

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